"Quello di Cassio Morosetti diventerebbe un precedente pericoloso". L’architetto di origini jesine Sergio Morgante che vive a Firenze scrive un’altra dura lettera al sindaco Massimo Bacci sullo spostamento della fontana. "Che tristezza che mi fai Jesi in mano a questa gente senza amore e sorda a ogni ragione" l’amara conclusione dell’architetto Morgante...

"Quello di Cassio Morosetti diventerebbe un precedente pericoloso". L’architetto di origini jesine Sergio Morgante che vive a Firenze scrive un’altra dura lettera al sindaco Massimo Bacci sullo spostamento della fontana. "Che tristezza che mi fai Jesi in mano a questa gente senza amore e sorda a ogni ragione" l’amara conclusione dell’architetto Morgante che ha progettato piazza Federico II.

"Cassio Morosetti – rimarca - ci aveva già provato diversi anni fa, anche allora voleva spostare a sue spese quell’obelisco, contornato da leoni, ma il sindaco di allora rifiutò l’offerta. Ora pare che ce l’abbia fatta offrendo al Comune 2 milioni: 800mila servono per smontare e rimontare il monumento e 1,2 milioni non sono un dono perché questo è un atto gratuito che nulla chiede in cambio. Si può sospettare che Cassio ha usato il potere dei soldi insieme a una discreta dose di furbizia per fare suo il monumento che, ricollocato in piazza della Repubblica, secondo le sue ultime volontà, diventerà di fatto il suo cenotafio che lo eternerà nel bel mezzo della città? Come farete, passando di lì a non pensare a colui che ha tanto voluto questa ricollocazione? Come farete a non avvertire questa imposizione? E poi chiedo anche al sindaco: se tra qualche lustro si presenterà in Comune un altro signore, con le tasche imbottite di soldi, nato nel quartiere del Duomo che per nostalgia vuole riportare, per sublimare questa sua memoria, il monumento in piazza del Duomo ed è disposto ad elargire per raggiugere tale scopo 3-4 milioni? Chi potrà dire di no dopo questo? Ti rendi conto sindaco quanto sia tragicomica questa storia? E del danno che farete in piazza del Duomo aprendo una falla che apre la strada a proposte sceme, deliranti e incontrollabili con le risorse culturali di cui disponete?"