Corinaldo (Ancona), 9 dicembre 2018 - È  già stato interrogato una prima volta, ma sa che dovrà rimanere a disposizione. Risponde di omicidio colposo plurimo. Si chiama Marco Cecchini, è uno dei tre gestori della Lanterna Azzurra di Corinaldo. Era presente alla tragedia, come dj in attesa del cantante trap. Al telefono dice: «Ho trovato per terra la bomboletta spray e l’ho consegnata ai carabinieri. Colpa di quel maledetto che l’ha spruzzata. È una tragedia inimmaginabile».

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Ma ha fatto entrare il doppio dei ragazzi che la sua discoteca poteva contenere. Non si sente responsabile anche lei?

«No, non c’erano 1400 persone come dicono tutti. Assolutamente. Secondo me non arrivavano a mille, anzi calcolando quelli che erano fuori a fumare dentro ce n’erano poco più di 800. Tra l’altro ho consegnato ai carabinieri i blocchetti dei biglietti venduti e quelli invenduti. Si vede subito».

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Asia Nasoni

Perché faceva entrare più gente?

«Ma è un locale che ne ha contenuta molta di più. Era sicurissimo».

Con quattro gradini in fondo agli scivoli di emergenza?

«Se un tecnico ha fatto il progetto per la sicurezza, una commissione provinciale l’ha approvato dandomi il permesso pochi mesi fa per cinque anni, che colpa ho io?»

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Si sente la coscienza a posto quindi?

«Se dicessi sì, ecco il criminale. Se dico di no, sono colpevole. Sono distrutto, mi dispiace e moralmente sono vicino ai genitori e alle famiglie di quei ragazzi morti».

Perché non ha aperto le tre porte di sicurezza?

«Ma perché sono fuggiti tutti e 800 in quell’unica porta che è sempre spalancata per andare fumare le sigarette. Quando la gente ha cominciato a tossire e a gridare, ha visto la luce solo da quella parte è si è imbucata lì trovando il tappo perché nel frattempo la gente era caduta nei gradini».

Ma la balaustra in fil di ferro come poteva tenere?

«In condizioni normali è sufficiente».

Che sicurezza avevate?

«Io su questo sono tranquillo. Ho un contratto con un’agenzia che mi ha garantito 11 bodyguard. E avevo un’ambulanza a disposizione».

Pensa di avere delle colpe?

«Credo di essere nel mirino. Sto ricevendo minacce di morte, scrivono sui social ogni cattiveria, mi vogliono in galera ma io non ho fatto niente di diverso di tutte le altre volte quando, lo giuro, c’erano state anche più persone».

Che tipo di assicurazione ha per il locale?

«Eh, non so bene. Credo quella per gli incendi».

Cioè non ha nessun tipo di copertura assicurativa per tragedie come queste?

«Non saprei, ma credo che sia difficile».

Ci sono telecamere di sicurezza nel locale per rintracciare il responsabile che ha usato la bomboletta?

«No, non le abbiamo».

Riaprirà il locale?

«Io no, finché ci sono in giro questi criminali con le bombolette».

Cosa pensa di fare per le famiglie delle vittime?

«Gli sono vicino. E voglio dire anche che la sicurezza degli altri è sempre stata più importante della mia vita».