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17 giu 2022

Morto Mario: è il primo caso "Adesso sono libero di volare"

Farmaco letale in casa per il tetraplegico "La vita è meravigliosa"

17 giu 2022
silvia santarelli
Cronaca
Federico Carboni, 44enne di Senigallia, è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito
Federico Carboni, 44enne di Senigallia, è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito
Federico Carboni, 44enne di Senigallia, è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito
Federico Carboni, 44enne di Senigallia, è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito
Federico Carboni, 44enne di Senigallia, è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito
Federico Carboni, 44enne di Senigallia, è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito

di Silvia Santarelli "Non nego che mi dispiace congedarmi dalla vita, sarei falso e bugiardo se dicessi il contrario perché la vita è fantastica. Ma ora finalmente sono libero di volare dove voglio". Saluta così, ‘Mario’, che sarà ricordato da chi gli ha voluto bene in vita ma anche dal resto d’Italia per essere il primo a morire con il suicidio medicalmente assistito. ‘Mario’ in realtà è il nome di fantasia che in questi due anni di battaglie legali ne ha garantito la privacy: il suo vero nome è Federico Carboni, un 44enne ex trasportatore di Senigallia tetraplegico da 12 anni, che è stato reso noto pochi minuti dopo la sua morte, avvenuta alle 11.05. Assistito dal dottor Mario Riccio, l’anestesista che affiancò Piergiorgio Welby, ‘Mario-Federico’ si è autosomministrato il farmaco letale (Tiopentone) tramite una macchina acquistata a proprie spese con 5mila euro raccolti dall’Associazione Luca Coscioni. Gli amici e i familiari in giacca, la porchetta di Ariccia e nessuna lacrima, sono stati questi gli ultimi desideri di Federico. Per sostenere le spese per acquistare il macchinario che gli consentisse di schiacciare il bottone, l’associazione Luca Coscioni ha avviato una colletta: "Il macchinario sarà donato all’associazione per chi ne avrà bisogno dopo di me – aveva dichiarato Federico – continuate a sostenere questa lotta per essere liberi di scegliere". Sono stati dodici lunghi anni quelli che il 44enne ha trascorso nel letto della sua abitazione, quel letto che giorno dopo giorni si è trasformato in una prigione dove lui, nonostante tutto, è riuscito a cogliere il meglio: "Non nego che mi dispiace congedarmi dalla vita, sarei falso e bugiardo se dicessi il contrario perché la vita è fantastica e ne abbiamo una sola – le utlime parole di Federico – Ma purtroppo è andata così. Ho fatto tutto il possibile per ...

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