Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Resto del Carlino logo
21 lug 2022
raimondo montesi
Cronaca
21 lug 2022

"Nei bunker del Donbass Il fototestamento di Andy"

Il "FotoFestival" del Mascherone alla Mole rende omaggio ad Andrea Rocchelli, ucciso nel 2014 da un militare ucraino mentre faceva il suo reportage di guerra

21 lug 2022
raimondo montesi
Cronaca

di Raimondo Montesi

Alzi la mano chi sapeva cos’era il Donbass prima dello scoppio della guerra. C’è chi invece conosceva quel territorio ancor prima che vi scoppiasse la guerra, la ‘prima’, quella che nel 2014 vide scontrarsi ucraini e indipendentisti russofili. Come Andrea Rocchelli fotoreporter del collettivo indipendente Cesura, che ha pagato con la vita la voglia di raccontare quello che accadeva. Andy è stato ucciso da un militare ucraino, prima condannato e poi assolto per ‘un vizio di forma’. Ingiustizia è stata fatta. Di lui restano (splendide) foto, esposte alla Mole di Ancona nell’ambito del Foto Festival organizzato dal Mascherone. Alessandro Sala, tra i fondatori di Cesura, sottolinea che "una delle serie più importanti di foto è quella fatta da Andy nei bunker, perché dà il senso del suo lavoro".

Cioè?

"Lui dava spazio soprattutto ai civili, raccontando la guerra dal loro punto di vista. Sono sempre i civili quelli che soffrono di più. Il suo ultimo reportage si intitolava ‘Russian Interiors’, diventato un libro grazie a una campagna di crowdfunding". C’è chi ha paragonato il caso di Rocchelli a quello di Giulio Regeni...

"I due casi sono diversi. Qui c’è una verità appurata, che perfino la sentenza di assoluzione conferma. La dinamica dei fatti è nota. Nessuno è finito in carcere, ma noi non volevamo cercare un colpevole per forza, bensì capire come sono andate le cose. Ora il nostro compito è diffondere il lavoro di Andy".

Cesura è un gruppo totalmente indipendente. E’ difficile andare avanti?

"La possibilità di avere un nostro studio e una casa editrice che produce i nostri lavori ci consente di uscire dal mercato delle agenzie. Siamo indipendenti, dalla progettazione dei contenuti alla diffusione del risultato finale".

E l’indipendenza sul fronte di guerra? Si parla spesso di giornalisti ‘embedded’...

"Essere embedded, al seguito di un esercito, non significa che si sta da una certa parte. Non è un rischio ‘automatico’. A volte è l’unica soluzione possibile. Altre volte è una scelta".

La parola Cesura ne ricorda un’altra, censura...

"Di solito è il fotografo che si impone un’autocensura. Come quando racconti la morte, una dimensione diversa dalla quotidianità".

Perché il vostro motto è ‘Never give up’, ‘Non mollare mai’?

"Per tutta la nostra storia, perché eravamo giovani... Dopo, anche per Andy. Lui era il trascinatore del gruppo. La sua mancanza si sente molto. Ma c’è la sua eredità. C’è il suo ricordo che ci fa andare avanti. Never give up".

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?