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27 apr 2022

"Obliate donne", scatti di Beducci protagonisti alla galleria Papini

27 apr 2022
Una delle foto presenti nella mostra
Una delle foto presenti nella mostra
Una delle foto presenti nella mostra
Una delle foto presenti nella mostra
Una delle foto presenti nella mostra
Una delle foto presenti nella mostra

Torna la fotografia alla Galleria Papini di Ancona. Lo fa grazie a Matteo Beducci, la cui personale ‘Obliate donne’ sarà inaugurata sabato (ore 18) alla presenza del professor Antonio Luccarini. La presidente della galleria Anna Maria Alessandrini ricorda lo spazio che ogni anno viene riservato alla fotografia, "soprattutto quando ci sono progetti importanti e significativi come quello di Matteo Beducci".

L’artista anconetano ha cominciato la sua attività con la fotografia di strada, per poi approdare all’Urbex (esplorazione urbana). "Sono alla costante ricerca di architetture come ville, palazzi, dimore tra le più affascinanti e luoghi urbani abbandonati, ricchi di storie da raccontare - spiega - alla ricerca della bellezza intrinseca che sanno regalare se colti con l’occhio attento del fotografo".

Il fotografo ricorda che nel 2021 ha realizzato la mostra ‘Obliati Spazi’, "nella quale ho esposto una raccolta di fotografie di luoghi abbandonati che ho esplorato cercando di portare alla luce un patrimonio culturale italiano che sta scomparendo senza che nessuno se ne accorga". Ora Beducci spiega che "in questa seconda mostra intitolata ‘Obliate Donne’ cerco di raccontare la solitudine di quelle donne che hanno subito ingiustizie nel corso della loro vita, ma che, grazie alla loro volontà sono riuscite a rinascere ancora più forti. Donne ritratte in luoghi abbandonati".

Per Luccarini questi luoghi "vuoti di presenze vitali" sono però "carichi di segni e tracce di precedenti esperienze di vita. Le opere in mostra sovrappongono a questi fondali segnati dalla mancanza, dall’assenza, le forme, teatralmente spettacolari, di un ulteriore scenario dominato da seduttive figure di donna, che si servono degli spazi dell’oblio e dell’abbandono per raccontare la loro condizione di abbandono e oblio. Non più la mera documentazione, non più il salvataggio di ciò che altrimenti andrebbe perduto, ma la fotografia come ricostruzione scenica, ovvero la rappresentazione teatrale simbolicamente forte nelle sue enunciazioni: la donna in queste immagini di sontuose nature morte è dispensatrice di colore in un mondo che perde a poco a poco le sue tinte ed è portatrice di vita in opposizione dialettica all’azione del tempo, che invece consegna alla realtà cancellazioni, distruzione e fine".

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