Uccise il figlioletto di 5 anni: assolto
Uccise il figlioletto di 5 anni: assolto

Cupramontana (Ancona), 16 gennaio 2020 - Affetto da un grave delirio psicotico mistico religioso, la Corte d’Assise d’Appello assolve Besart Imeri perché totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Il macedone di 27 anni era accusato dell’omicidio del figlio di 5 anni, Hamid, ucciso a Cupramontana il 4 gennaio 2018 con le proprie mani, soffocandolo in auto.

A ribaltare ieri la sentenza di primo grado, che ad ottobre 2018 aveva visto condannare l’ex operaio a 12 anni di carcere, in abbreviato condizionato, con il riconoscimento di una seminfermità, è stata la perizia dello psichiatra Renato Ariatti, incaricato dai giudici della corte di approfondire la condizione psichiatrica dell’uomo. Stando al medico, Imeri ha agito "in condizioni di totale sconnessione dalla realtà in una condizione allucinatoria senza comprendere quello che stava facendo".

Lo stesso delirio mistico religioso che tre anni prima ha portato un altro papà, a Collemarino, ad uccidere la propria figlioletta di pochi anni, perché spinto da voci sovrannaturali. Anche Imeri sarebbe stato guidato da queste voci di creature soprannaturali, in un periodo di forte stress della sua vita per la perdita del lavoro. Ieri lo stesso pm Cristina Polenzani aveva chiesto il proscioglimento dell’imputato, arrivato in aula scortato dalla polizia penitenziaria, direttamente dal carcere di Montacuto che ora lascerà per una struttura psichiatrica dove dovrà rimanere per almeno 10 anni perché considerato socialmente pericoloso. A sentire la relazione del medico Ariatti, in aula, c’erano anche la moglie e il padre del macedone che gli sono rimasti accanto dopo il dramma familiare. La corte, presieduta dal giudice Giovanni Treré, ha disposto il ricovero del macedone almeno per 10 anni in una Rems, una struttura psichiatrica perché socialmente pericoloso.

Appena sarà trovata la struttura Imeri lascerà il carcere di Montacuto. "Una forza sovrannaturale mi ha detto di farlo", aveva sostenuto l’uomo dopo l’arresto, durante l’interrogatorio di garanzia. Frasi che denotavano una fragilità psichica già in atto. La difesa, sostenuta dall’avvocato Raffaele Sebastianelli, dopo la richiesta del giudizio immediato, aveva chiesto l’abbreviato condizionato proprio dalla perizia psichiatrica sul macedone effettuata all’epoca dalla psichiatra Francesca Bozzi, nominata dalla Procura. Anche la difesa aveva fatto effettuare una perizia di parte, con lo psichiatra Massimo Melchiorre dove nella sua relazione parlò di incapacità di intendere e di volere del macedone. "Si chiude una vicenda drammatica – ha commentato l’avvocato Sebastianelli – valuteremo in seguito se c’è l’esigenza di una permanenza più breve in Rems".