Picchiata anche incinta: marito condannato a 7 anni di carcere

Violenze e minacce continue: "Devi fare quello che ti dico io, ti ammazzo" e poi anche botte col manico della scopa

Picchiata anche incinta: marito condannato a 7 anni di carcere

Picchiata anche incinta: marito condannato a 7 anni di carcere

"Se mi lasci non troverai nemmeno l’acqua da bere, la tua salma arriverà in Marocco e nessuno ti riconoscerà, sarà come se fosse morta una mosca, sei mia e devi fare quello che ti dico io". E’ il contenuto delle minacce, a cui sono seguite anche violenze fisiche e morali, sopportate per quasi dieci anni da una 40enne, da parte del marito di quindici anni più grande.

Sposata dopo un matrimonio combinato dalle rispettive famiglie si sarebbe ritrovata a subire tutte le tipologie delle violenze domestiche da codice rosso: maltrattamenti in famiglia, stalking, lesioni e perfino la violenza sessuale. Un continuo di soprusi che si sono susseguiti dal 2009 al 2019, durante la loro convivenza in una cittadina della Valmusone e davanti anche ai loro tre figli minorenni.

La violenza su di lei non sarebbe cessata nemmeno quando era incinta di uno dei bambini. Calci, schiaffi, spinte e un manico della scopa utilizzato per colpirla quando la donna provava a ribellarsi al suo regime. Non poteva uscire di casa e le faceva mancare i soldi per la spesa usando lo stipendio per comprare solo alcolici con cui spesso si ubriacava. Chiesta la separazione l’atteggiamento del marito sarebbe peggiorato e degenerato nello stalking. Mercoledi per l’uomo, un marocchino di 55 anni, operaio, è arrivata una maxi condanna al tribunale di Ancona, a sette anni e sette mesi di carcere, inflitti dal collegio penale presieduto dal giudice Carlo Cimini.

L’imputato, difeso dall’avvocato Rossana Ippoliti, dovrà pagare alla ex moglie (parte civile nel processo) anche una provvisionale di 30mila euro come risarcimento. Le accuse per lui, che rigetta ogni addebito, sono di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, lesioni, stalking e violazione degli obblighi di assistenza familiare. Gli episodi di lesioni sarebbero stati due, uno si è prescritto perché risale al 2012, l’altro è del 2019. L’avrebbe ferita colpendola con un manico della scopa. La prima denuncia avviata dalla vittima è stata fatta alla polizia, nel 2018, in fase di separazione. Il marocchino avrebbe iniziato a seguire la moglie e ad appostarsì sotto casa per costringerla a tornare con lui.

"Ti ammazzo, farai una brutta fine, non avrai nemmeno l’acqua da bere" le avrebbe detto per intimorirla. All’uomo è stato poi emesso il divieto di avvicinamento a moglie e figli ma in più occasioni lui lo avrebbe violato. Alla polizia la 40enne ha raccontato anche tutti gli episodi precedenti, subiti negli anni indietro, anche quando l’uomo avrebbe abusato di lei sessualmente. In quegli stessi anni non le avrebbe permesso nemmeno di trovarsi un lavoro. "Sei mia e fai quello che ti dico lo" le ripeteva promettendogli anche che le avrebbe tolto i figli. L’imputato, uscite le motivazioni, potrà ricorrere in appello.

Marina Verdenelli