Coronavirus
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Ancona, 10 aprile 2020 - Lotta al Coronavirus, nella Pneumologia di Ancona approda un dispositivo prodotto da un’azienda istraeliana il quale predire l’evoluzione clinica del paziente. Il dottor Michele Caporossi, direttore generale dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona, comunica che nella Unità Operativa di Pneumologia, diretta dalla dottoressa Lina Zuccatosta, attualmente convertita in larga parte in Unità Covid, è stata avviata la sperimentazione di “un innovativo dispositivo, potenzialmente in grado di predire l’evoluzione clinica della patologia misurando la percentuale di liquidi presente nel tessuto polmonare”.

Questo dispositivo, denominato Remote dielectric sensing (ReDS™), prodotto da un’azienda Israeliana all’avanguardia nel settore (Sensible Medical Innovations Ltd) e fornito a titolo gratuito agli Ospedali di Ancona, “è in grado di rilevare mediante onde elettromagnetiche la quantità di liquidi presente in una determinata regione del polmone mostrando un’eccellente correlazione con la tomografia computerizzata del torace, ed è stato, ad oggi, testato e validato unicamente nello scompenso cardiaco”.

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L’ingegnosa idea di sperimentarlo, per la prima volta nel mondo, nel contesto clinico della polmonite da coronavirus è del professor Stefano Gasparini, professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio all’Università Politecnica delle Marche.

In particolare, tale dispositivo, non invasivo e sicuro, viene utilizzato sulla base di un protocollo sviluppato dalla professoressa Martina Bonifazi, professore Associato di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’Università Politecnica delle Marche in pazienti con polmonite da coronavirus ricoverati presso l’unità Covid pneumologica al momento dell’ingresso in reparto e longitudinalmente nel periodo di degenza.

Così da misurare la variazione giornaliera della percentuale di liquidi nel tessuto polmonare e potenzialmente predire l’evoluzione clinica della stessa. Infatti, nella patogenesi della polmonite da coronavirus, “gioca un ruolo fondamentale – spiegano dagli Ospedali Riuniti - l’accumulo nell’ interstizio polmonare di conglomerati di cellule polmonari danneggiate, secrezioni, edema e sangue, la maggior parte delle quali si presentano in stato liquido”.

La tecnologia di questo strumento è basata sull’analisi di radiofrequenze che attraversano il polmone ed è derivata da sistemi radar militari. “Ci può dare informazioni essenziali in tempi rapidi e senza rischi per il paziente, sulla quantità di fluido accumulato nel polmone e quindi sull’entità del coinvolgimento del tessuto polmonare all’esordio e nel decorso clinico” spiegano.

“In questa fase di assoluta emergenza, più che mai – concludono - è importante poter disporre di dispositivi rapidi, affidabili, e di alto livello tecnologico che da un lato semplifichino la complicata gestione di questi pazienti e dall’altro ci forniscano anche importanti elementi per cercare di comprendere tutti gli aspetti patogenetici della malattia ed il loro ruolo nell’evoluzione nelle forme più severe. Così da poter ottimizzare l’approccio terapeutico nel più breve tempo possibile e vincere questa guerra in un connubio indissolubile, che è quello tra ricerca ed assistenza”.