Ancona, 29 marzo 2017 - Fili elettrici ricoperti da nastro adesivo nella centralina che comandava i martinetti, errato allestimento dei ponteggi e mancanza di protezioni e imbracature, irregolarità nelle utenze elettriche: sono le contestazioni che, dal momento dell’apertura del cantiere, erano state mosse ai lavoratori della Delabech dall’architetto Francesco D’Alterio, coordinatore per la sicurezza dei lavori della Spea Engineering, ditta a cui erano state affidate la direzione e la progettazione dei lavori del ponte 167, sull’A14, crollato il 9 marzo. D’Alterio è stato ascoltato ieri dalla Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, presieduta dalla senatrice Camilla Fabbri. Ma D’Alterio ha chiarito di non essersi fatto «un’idea precisa» su cosa abbia provocato il crollo del cavalcavia nel tratto di autostrada A14 tra Loreto e Ancona il 9 marzo 2017. «Sono un architetto non un ingegnere strutturista», ha concluso. Da qui la dura reazione della Fabbri: «Le risposte arrivate in audizione sono apparse elusive e approssimative rispetto al suo ruolo di coordinatore per la sicurezza, tenuto a ispezionare e controllare il cantiere, in particolare verificare la coerenza fra la progettazione della sicurezza e la sua realizzazione».

Il giorno del crollo, come emerso anche in audizione, D’Alterio era passato in cantiere tra le 9.30 e le 10.30, quando le operazioni di sollevamento erano di sicuro ancora in corso: il rilievo mosso in quella occasione era stato relativo alla ‘nastratura’ dei cavi elettrici della centralina dei martinetti, gli apparecchi che come un cric dovevano sollevare il ponte. Perché spiega D’Altiero «in cantiere non sono ammesse nastrature». «Desta stupore e lascia perplessi – continua Fabbri – che di fronte ad un evento così eclatante, come il crollo del ponte, lo stesso coordinatore per la sicurezza non ci abbia saputo dire, anche in termini generici, le ragioni che secondo lui potrebbero aver determinato questo tragico incidente. Nel piano operativo di sicurezza, infatti, viene chiaramente riportato che uno degli eventuali rischi di un sollevamento di un impalcato, se non effettuato in modo corretto, è proprio ‘la repentina caduta dell’impalcato per eventuale accidentale cedimento di uno o più martinetti’».

Intanto l’avvocato Vincenzo Maccarone, legale dei familiari di Emidio Diomede e Antonella Viviani, i coniugi morti a causa del crollo, ha preparato una richiesta di risarcimento che sarà inoltrata ad Autostrade per l’Italia, la società che aveva commissionato i lavori di sollevamento del ponte, a Pavimental, la società del gruppo Autostrade che aveva subappaltato l’intervento, e a Delabech, che aveva materialmente eseguito il sollevamento. Lo spettro dei destinatari della richiesta potrebbe ampliarsi quando verranno individuati dal sostituto procuratore Irene Bilotta i primi indagati.

«Non abbiamo quantificato la richiesta risarcitoria – spiega il legale – anche perché i familiari sono diversi, non solo quelli diretti come figli e genitori, e ci sono una serie di variabili. Va tenuta in considerazione ogni ipotesi di danno, patrimoniale e morale». Da parte di Autostrade sarebbe stata manifestata già la disponibilità a risarcire.