Rifiuti Stop azienda unica: ora rete d’imprese

Il Comune di Ancona chiederà all’Ata una proroga per modificare il progetto della gestione "in house". Rischio gara entro l’anno

Rifiuti Stop azienda unica: ora rete d’imprese

Rifiuti Stop azienda unica: ora rete d’imprese

Una nuova proroga, l’ennesima, per sei mesi, con un nuovo progetto per tentare di mantenere in mano pubbliche il servizio di raccolta dei rifiuti. Domani l’Ata si riunirà per prendere una decisione davanti alla scandenza, il 30 giugno, dell’ultima proroga concessa all’attuale servizio e i Comuni sono chiamati a prendere delle decisioni. Quella che sta prendendo piede negli ultmi giorni è di abbandonare la società unica alla quale affidare "in house" la gestione dei rifiuti e tentare con la rete di imprese. Un’ipotesi avanzata anni fa anche dall’ex primo cittadino di Jesi Massimo Bacci e poi bocciata dalla maggioranza dei Comuni capeggiata dall’allora sindaca di Ancona Valeria Mancinelli con l’appoggio delle altre amministrazioni di centrosinistra.

L’idea della rete di imprese consentirebbe a quei Comuni che hanno aziende proprie (Ancona, Jesi, Osimo) di mentanerle in vita e arrivare alla gestione di tutta la raccolta rifiuti della provincia al posto delle attuali aziende private che operano in quelle realtà sprovveste di aziende proprie (Senigallia, Fabriano e Falconara). Il fronte politico è variegato, nel senso che questa amministrazioni sono divise da centrodestra e centrosinistra e quindi si tratterà di fare sintesi e provare in questo ultimo disperato tentativo che, se non dovesse arrivare a buon fine, aprirebbe le porte alla gara che sarebbe indetta dopo il 30 settembre e quindi entro l’anno.

Uno scenario che, in qualche modo, apre a Cgil Cisl e Uil che proprio ieri hanno lanciato un appello ai Comuni, alla Provincia e all’Ata di Ancona "affinché vi sia un’azienda unica provinciale pubblica per i rifiuti. Non sprecare il pochissimo tempo rimasto per evitare la privatizzazione del servizio. Lavoratori e cittadini vogliono risposte concrete, no alla difesa dei piccoli interessi". I sindacati "considerano estremamente negativo e grave un possibile esito di privatizzazione, che trasformi un servizio fondamentale e universale in una semplice occasione di lucro; una simile soluzione non porterà beneficio a cittadini, aziende, enti locali: stretti fra il desideriomiraggio di un ipotetico abbassamento delle tariffe, che si risolverà quasi certamente in un peggioramento della qualità del servizio e in una maggiore onerosità per i Comuni, e il costante tentativo d’impresa di ridurre i costi di gestione a spese dei salari e delle condizioni di lavoro dei dipendenti".

"Dal 2014 le organizzazioni sindacali - scrivono ancora i sindacati - propongono e rivendicano la costituzione di una unica società pubblica scontrandosi con numerosi interessi (privati) e notevoli resistenze, spesso dettate da localismi e microinteressi, con un contesto legislativo nazionale che evidenzia una chiara volontà di favorire la privatizzazione del servizio. Resta dunque pochissimo tempo per mettere da parte ragioni singole e interessi fuori luogo e avanzare una nuova proposta d’azione per garantire a un servizio pubblico la necessaria gestione pubblica e, come tale, di adeguata garanzia per tutti: istituzioni, cittadini, lavoratori. - concludono i sindacati -. Ci auguriamo che quel tempo residuo possa essere speso al meglio: noi ci saremo ancora, per vigilare e, se necessario, per sostenere la risposta migliore, anche in fase di realizzativa".

a. q.