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14 lug 2022
14 lug 2022

"Sconcerti" di improvvisazione con Sinigallia, Viterbini e Ice One

Prende il via questa sera alla Mole Vanvitelliana il festival che apre con un progetto musicale molto originale

14 lug 2022
Riccardo Sinigallia, Adriano Viterbini e Ice One
Riccardo Sinigallia, Adriano Viterbini e Ice One
Riccardo Sinigallia, Adriano Viterbini e Ice One
Riccardo Sinigallia, Adriano Viterbini e Ice One
Riccardo Sinigallia, Adriano Viterbini e Ice One
Riccardo Sinigallia, Adriano Viterbini e Ice One

Debutta con un originale progetto musicale l’edizione numero 23 del festival ‘Sconcerti’, ideato e organizzato dall’Arci Ancona in collaborazione con l’Amat.

Stasera (ore 21.30, ingresso 13 euro) alla Mole Vanvitelliana sul palco saliranno Riccardo Sinigallia, Adriano Viterbini, e ICE ONE, membri del gruppo (se così si può definire) ON.

"Tutto nasce dalla voglia di sperimentare – spiega il chitarrista Viterbini, noto come fondatore dei Bud Spencer Blues Explosion, degli I Hate My Village e dei Black Friday) -. Sperimentare musicalmente, ma anche modalità diverse di fruizione di un concerto. Tutto si basa sull’improvvisazione. Non ci sono brani già scritti. Partendo dai sintetizzatori di Riccardo, modulari e analogici, ci facciamo ispirare, e suoniamo ogni volta in modo diverso. Ogni concerto è differente dall’altro".

Viterbini rivela di essere "l’unico al mondo a suonare una chitarra-sintetizzatore, nel senso che la prima si attacca al secondo. Ognuno suona il suo strumento, ma spesso l’effetto è diverso da quello che ci si aspetterebbe. ICE ONE, con i suoi sample su vinile, usa i piatti come se fossero una voce. Io suono la chitarra come se fosse una tastiere, mentre Riccardo alla fine fa uscire dai sintetizzatori il suono di una piccola orchestra". L’improvvisazione fa venire in mente il jazz, con le sue jam session e l’interplay, ma il chitarrista nega il paragone.

"Noi non facciamo qualcosa di autoreferenziale. Iniziamo dalla prima suggestione che ci regalano i sintetizzatori, creando musica dalla struttura casuale, randomica. Non c’è virtuosismo sul palco, né azione. E’ un modo diverso di fruire la musica, che ‘responsabilizza’ anche il pubblico, facendolo entrare in questo spirito". Se il tutto vi sembra un po’ difficile, cerebrale, sentite qua: "Io amo la musica fatta col cuore. Se c’è troppo cervello, se si cerca il ‘colpo gobbo’ solo per fare effetto, mi stufo. Mi piace la musica immediata, semplice, ma anche sofisticata. Oggi però, vedi il caso del rap, si è semplificato troppo. Mi fa piacere se a fine concerto qualcuno dice: stasera mi avete ispirato a vivere la musica in modo diverso, mi avete disinibito. E’ la gratificazione migliore".

Raimondo Montesi

© Riproduzione riservata

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