Ancona, 12 gennaio 2021 - «Vediamo ciò che il governo metterà in campo. Credo che si tratterà di un’ulteriore stretta dei parametri, che porterà le regioni ad essere collocate più facilmente in fasce con più restrizioni. Non può essere un solo indice a classificare una regione, perché può essere frutto di un focolaio ristretto che però, magari, condiziona tutta la regione".

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Torna in scena il confronto tra Stato e Regioni sul fronte della pandemia, e il presidente delle Marche, Francesco Acquaroli, è di nuovo impegnato nella battaglia a distanza col governo. Lui e i suoi colleghi sono desiderosi di restare in fascia gialla, prova di un buon andamento della curva epidemiologica e la possibilità di far ripartire parte dell’economia. Acquaroli punta tutto sulla chiarezza e sulle ripetute modifiche del colore della fascia di riferimento.

Le Marche, come le altre, le hanno provate tutte e l’attesa è spasmodica per capire cosa accadrà dal 16 gennaio: "Le misure devono essere comprensibili per i cittadini, altrimenti c’è il rischio che non ci seguano più – ha detto Acquaroli –. La curva epidemiologica è stata pressoché identica dalla settimana scorsa e vorrei capire quanto incidono i ricoveri ospedalieri".

Le Marche sono state tra le prime regioni a decidere di mantenere la Dad, la Didattica a distanza, per le superiori fino al 31 gennaio: "Si potrebbero recuperare nei mesi di maggio e giugno le tre settimane di chiusura delle scuole superiori delle Marche, aprendo le aule a una presenza del 75% degli studenti, recuperando in questo modo un tempo indispensabile – ha aggiunto il governatore delle Marche –. Difendo la mia ordinanza, uno strumento di precauzione, chiedo solo prudenza per qualche giorno. Al di là dei trasporti pubblici, è difficile rimettere in movimento una massa così importante di persone".

Quanto alla proposta del sindaco di Pesaro, ed esponente di spicco del Pd, Matteo Ricci, per uno screening di massa all’interno del sistema scolastico, Acquaroli resta scettico: "Tutte le azioni possono essere utili e intelligenti, soprattutto per cercare di neutralizzare e spezzare la catena del contagio – ha spiegato Acquaroli rispondendo su un tema che lui stesso ha promosso in sede di giunta, ossia lo screening di massa sulla popolazione –. Però il tampone antigenico rapido o il molecolare può evolvere in pochi minuti o in poche ore: l’essere negativi non è la patente che ci dice che il giorno dopo qualcuno non si può positivizzare".

Ormai le forti differenze tra il numero dei tamponi processati e dei conseguenti contagi rilevati nei giorni festivi non rappresentano più una novità. Le statistiche delle Marche inducono alla prudenza, con un numero pressoché stabile di decessi (ieri sono stati 12) e trend di aumento di contagi e ricoveri.

Sono stati 333 i nuovi positivi rilevati ieri in 24ore su 1.927 tamponi testati complessivamente, con un rapporto positivi/testati pari al 28,9%. Poco meno della metà dei nuovi casi (142) sono in provincia di Pesaro Urbino, 74 in quella di Ancona, 73 in quella di Fermo, 24 nel maceratese e 20 nell’ascolano.

La maggior parte dei contagi è avvenuta in setting domestico o tramite contatti stretti con positivi. I ricoveri per Covid negli ospedali delle Marche sono arrivati invece a 629 (+15 rispetto a ieri), con 81 pazienti in terapia intensiva (+8), 164 in semi intensiva (+4), 384 in reparti non intensivi (+3).