Sistema moda alla sfida Micam: "Giovani e green per il rilancio"

Calzature, domani il debutto a Milano. Sabatini: sostenibilità e digitale come strategia di sviluppo

Sistema moda alla sfida Micam: "Giovani e green per il rilancio"

Sistema moda alla sfida Micam: "Giovani e green per il rilancio"

Il distretto fermano-maceratese e il sistema moda marchigiano in generale alla prova di Micam, Mipel e Lineapelle, manifestazioni fieristiche di livello internazionale tra le più importanti del settore. Domani, alla fiera di Milano, il debutto di Micam e Mipel (Lineapelle inizierà martedì) nell’ambito della settimana della moda milanese, in un momento nel quale il comparto, come l’economia globale, si confronta con i temi del digitale e ancora più della sostenibilità. Tuttavia, la doppia transizione, cui il sistema camerale contribuisce con azioni di formazione, sensibilizzazione e un bando dedicato, non può essere un traguardo, ma occorre piuttosto considerarla una premessa logica a ogni strategia di sviluppo. La moda è un comparto essenziale e distintivo per il made in Marche (alle fiere milanesi saranno 204 le aziende marchigiane; di queste, 96 a Lineapelle e 93 al Micam) e per il made in Italy, che conta circa 50mila aziende attive e 400mila addetti impiegati. Le esportazioni marchigiane sono state sostenute nel 2023 dalla performance del tessile-abbigliamento e accessori pelle, che ha segnato un +8% determinando la crescita dei territori del distretto calzaturiero e della moda. La moda è anche un comparto tra i più impattanti a livello ambientale e ancora lontano dagli standard che l’Europa richiede. Non esistono a oggi dati ufficiali a livello nazionale sull’immesso al consumo nel settore, ma si stima mediamente oltre un milione di tonnellate di prodotti ogni anno nel settore abbigliamento, calzature, tessile da casa. "Premesso che il comparto ha bisogno innanzitutto di interventi strutturali per le imprese, c’è un punto su cui riflettere – osserva Gino Sabatini, vicepresidente di Unioncamere e presidente di Camera Marche, che a Milano sarà presente con uno stand istituzionale tramite la sua azienda speciale Linea –. Parliamo tutti di filiera e spesso di circolarità, ma poi facciamo difficoltà ad avere una visione unitaria dell’economia. La Camera di commercio delle Marche, specie da quando rappresenta tutti i territori, ha la fortuna di essere fisiologicamente un luogo di sintesi e raccordo tra attori dello sviluppo, comparti produttivi e modi diversi di fare economia. E a volte situazioni apparentemente lontane si legano in modo sorprendente". "Nello stesso giorno (giovedì, ndr) in cui abbiamo premiato gli studenti che hanno raccontato con un video le loro esperienze in azienda, abbiamo anche organizzato un incontro per illustrare alle imprese lo strumento di misurazione dell’Lca (life cycle assessment), che calcola il peso ambientale di un prodotto nell’intero ciclo di vita – aggiunge –. Ebbene, abbiamo avuto 150 imprenditori partecipanti. Ecco, questo ci dice qualcosa, e cioè che se il territorio è ancora indietro su questi temi, c’è però un grande interesse a riallinearsi al presente e al futuro. Sempre nelle stesse ore sono stati diffusi i dati Excelsior sulle previsioni occupazionali e i fabbisogni professionali delle imprese italiane, e marchigiane. Ebbene, a febbraio sono difficili da reperire 201mila profili professionali, il 49,3% delle assunzioni programmate, specie a causa della mancanza di candidati, e a risentire maggiormente del mismatch sono le industrie di legno e mobile, industrie tessili, abbigliamento e calzature, ovvero comparti della tradizione manifatturiera marchigiana". "Ecco – dice ancora Sabatini –, la risposta sta nel convogliare l’energia nei più giovani verso i gap da riempire per trovare competitività: non solo incentivando e ammodernando la proposta formativa tecnica (nelle Marche c’è un ottimo Its Academy), ma anche coinvolgendoli in nuove professioni di cui abbiamo molto bisogno, i green job su tutti. A un tempo, e nel tempo, colmeremo lacune di sostenibilità, offriremo opportunità occupazionale, daremo smalto a un comparto d’eccellenza ancora vivo nonostante le difficoltà attraversate e che, in forza delle sue caratteristiche di qualità e artigianalità, è lontano dalle derive del fast fashion. Non è semplice, ma sarebbe una strada, forse la sola, per comprendere e gestire la complessità della famosa filiera, non solo nei talk".

Marco Principini