Soffocò la moglie malata, condannato 80enne

Quattro anni e sei mesi per omicidio preterintenzionale. Affetta da Alzheimer, le aveva messo una mano sulla bocca per non farla urlare

Soffocò la moglie malata, condannato 80enne

Soffocò la moglie malata, condannato 80enne

Marino Giuliani, l’80enne che aveva soffocato la moglie, malata di Alzehimer, per non sentirla più urlare, è stato condannato ieri a 4 anni e 6 mesi con rito abbreviato. La Procura aveva chiesto 6 anni. L’accusa è quella di omicidio preterintenzionale.

Il suo avvocato, Edoardo Massari, aveva chiesto di riqualificare il reato in omicidio colposo. I fatti risalgono al 21 ottobre 2022, quando l’uomo, stanco delle grida della moglie, affetta da una patologia degenerativa, le ha messo la mano per farla smettere di urlare.

In quel momento, in casa, insieme a Marino Giuliani e Valeria Baldini, 77 anni, c’era il figlio che stava dormendo. All’arrivo del personale medico, la donna era già deceduta. L’anziano aveva fornito una prima versione che però non aveva convinto i carabinieri: aveva dichiarato che la moglie si era strozzata facendo colazione. Trasferito in caserma e interrogato dal Pm Andrea Laurino, durante il confronto con il magistrato l’uomo avrebbe ammesso di aver chiuso la bocca della moglie con la mano, coprendole anche il naso, per non sentire i lamenti della donna, affetta da Alzheimer. Al termine dell’interrogatorio, Giuliani era stato arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale e posto agli arresti domiciliari presso alcuni familiari fino alla convalida dell’arresto. Il corpo di Valeria è stato invece trasferito all’obitorio dell’ospedale di Torrette per essere sottoposto ad autopsia dal medico Marco Palpacelli. Sul corpo della donna non erano emersi segni tali da far pensare alla volontarietà del gesto o a un tentativo di strangolamento.

Un dramma che si è consumato nelle mura di un’abitazione della frazione Filetto, dove il Giuliani e la moglie avevano trascorso tutta la loro vita. Poi la malattia degenerativa che aveva portato la donna a lamentarsi per gran parte della giornata. Fino a quella tragica mattina di ottobre, era stato sempre l’80enne a prendersi cura della moglie. Una vita distrutta da quella malattia che l’aveva portata a perdere il senno e la cognizione del tempo e a necessitare di cure costanti. Quella mattina, come dicevamo, in casa con i genitori c’era anche il figlio che al momento dell’accaduto stava dormendo. Tra novanta giorni le motivazioni a cui farà eventualmente seguito il ricorso in appello. Una notizia che aveva scosso l’intera frazione che da sempre conosceva la coppia e che mai avrebbe immaginato un tragico epilogo.

Silvia Santarelli