Sofia Nappi apre la stagione di danza

Ancona, le due produzioni della coreografa saranno proposte domenica al teatro delle Muse: unica data italiana

Sofia Nappi apre la stagione di danza

Sofia Nappi apre la stagione di danza

Dopo i numerosi appuntamenti europei e oltreoceano, domenica (ore 20.45), come unica data italiana, al Teatro delle Muse di Ancona vengono proposte le due produzioni ‘Dodi’ e ‘Ima’ di Sofia Nappi, giovane coreografa e danzatrice associata della compagnia Sosta Palmizi, attiva a livello internazionale con la sua compagnia Komoco e come coreografa indipendente.

Le due creazioni aprono la nuova stagione di danza curata da Marche Teatro. I due affascinanti lavori di Sofia Nappi portano in scena una trasposizione danzata delle pulsioni dell’animo umano; ad aprire la serata ‘Dodi’, duetto che attraversa ed esplora lo stato di tormento tipico della condizione esistenziale dell’uomo.

Snodandosi alla riscoperta della sottile poesia che si insinua con fiducia, leggerezza e passione nel ritrovare un ascolto profondo del presente, i due danzatori ci accompagnano in un viaggio di auto-esplorazione, verso una maggiore consapevolezza fatta di introspezione e accettazione di sé stessi, in un viaggio verso la libertà. Sul palco danzeranno Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli.

A seguire ‘Ima’, opera corale per cinque danzatori nata in una prima versione breve nell’ambito della XIV edizione della Biennale Danza di Venezia per poi essere presentata a serata intera in occasione del debutto nel 2022 al ‘Colours International Festival’ di Stoccarda. La coreografia di Sofia Nappi vedrà impegnati i danzatori Arthur Bouilliol, Leonardo de Santis, Glenda Gheller, India Guanzini, Paolo Piancastelli. Il termine ‘Ima’ nella sua traduzione dal giapponese indica il momento presente; in ebraico significa madre, con un particolare riferimento alla rinascita e al rinnovamento; la creazione è stata immaginata durante il periodo di distanziamento sociale.

"Siamo stati lasciati soli – commenta Sofia Nappi – nella nostra vera casa, il nostro corpo, dove esiste solo la dimensione temporale del presente, dove il nostro esistere diventa più sensibile alle piccole cose, dove il bisogno di rapporto con l’altro, in assenza di contatto fisico, ci porta a raggiungere un profondo senso di relazione e nostalgia di creazione. Essere soli con il nostro corpo ci fa percepire chiaramente che tutto, dentro e intorno a noi, non si è fermato, ma è in continuo divenire in una danza che è interconnessione di tutte le cose. I sinuosi corpi dei danzatori portano così l’attenzione sul momento presente in una danza magnetica che rapisce l’attenzione dello spettatore, trasportandolo in storie personali e collettive che si intrecciano in una danza pura e universale".