Ancona, 30 settembre 2021 - Nel processo bis per la strage di Corinaldo - dove tra il 7 e l'8 dicembre 2018 , morirono cinque minorenni e una madre 39enne -  il gup di Ancona Francesca De Palma ha rigettato la richiesta della costituzione di parte civile del Comune di Corinaldo. Nella discoteca Lanterna Azzurra l'infermo si scatenò  in seguito agli spruzzi di spray al peperoncino: nella calca era crollata una balaustra fuori dall'uscita di emergenza n.3 in seguito al fuggi fuggi generale.

La decisione è stata presa nell'udienza preliminare che coinvolge 19 imputati (18 persone fisiche e la società Magic srl) sotto accusa per le carenze di sicurezza del locale e una gestione non adeguata dell'emergenza, ravvisate dai consulenti della Procura. Le accuse, a vario titolo, sono di cooperazione in omicidio colposo, lesioni anche gravissime, falso e disastro colposo.
Tra i chiamati in causa, proprietari del locale, gestori, addetti alla sicurezza, tecnici, consulenti e componenti della Commissione di vigilanza - tra cui il sindaco - che diede il nullaosta nel 2017 per pubblici spettacoli nell'ex capannone agricolo.

"E’ assurdo, quel locale non doveva riaprire"

Lo sfogo del marito di Eleonora

 "All'inizio c'è stata molta, anche troppa attenzione, tante promesse, ora invece sono solo, abbandonato con i miei quattro figli senza nessun aiuto da parte dei servizi sociali", si sfoga Paolo Curi, il vedovo di Eleonora Girolimini, la mamma morta a 39 anni, insieme a cinque giovanissimi (Emma Fabini, Asia Nasoni, Benedetta Vitali, Mattia Orlandi, Daniele Pongetti), nella calca della discoteca.

"Sono passati già tre anni e siamo alle primissime fasi - continua - Gli avvocati dicono che è normale, che questi sono i tempi, ma noi che abbiamo passato un trauma del genere vorremmo vedere giustizia fatta". Lo scorso anno nel processo per l'altra inchiesta, quella sulla banda dello spray accusata di aver spruzzato sostanza urticante nella discoteca scatenando il panico per poter derubare i presenti, furono condannati in primo grado i sei imputati con pene dai 10 ai 12 anni. Ancora alle prime udienze davanti al gup, invece, l'altro filone legato all'inchiesta sulla sicurezza del locale.  
Curi sottolinea: "Mia figlia grande mi ha chiesto, 'Papà allora avevo 11 anni, ora ne ho 14, riuscirò a vedere la fine del processo prima di diventare maggiorenne?'". E commenta: "La fiducia rimane, è stato fatto un buon lavoro, ma arrivare alla fine di questo processo significa chiudere il cerchio e lasciarsi tutto indietro. Finché non succede, resta un senso di ingiustizia - continua - Le persone che ritengo colpevoli della mancanza dei nostri cari fanno la loro vita, mentre la mia e quella dei miei figli è completamente rovinata. Eleonora non ce la ridà indietro nessuno, ma almeno vogliamo vedere giustizia fatta". 

Non basta al marito di Eleonora la prima sentenza nei confronti dei sei imputati della banda dello spray: "Certo, in quel caso giustizia seria è stata fatta, loro hanno sbagliato ed è giusto che paghino e stanno pagando anche abbastanza seriamente".  "Ma quella sera io ero lì, era un locale fatiscente, privo di ogni sicurezza, sovraffollato. Le vere colpe sono qui", in questo procedimento, sottolinea il vedovo di Eleonora aggiungendo che in occasione di altri 'colpi' simili, messi a segno dalla banda, i locali furono evacuati mentre nel caso della 'Lanterna azzurra' si è scatenata la tragedia. 

Il sindaco Principi

"Ho cercato di mantenere una linea che è quella della presenza - ha detto il sindaco di Corinaldo Matteo Principi a margine dell'udienza - fino alla fine cercare di collaborare in prima persona rispetto a questa drammatica vicenda con il solo obiettivo di raggiungere la verità rispetto a quello che è successo e ce la metterò tutta". Quanto ai familiari delle vittime, la sua volontà è di "non invadere, non forzare. Sono qui se qualcuno si vuole confrontare con me, come sto facendo adesso, do massima disponibilità". 

Strage di Corinaldo, 19 alla sbarra. Il sindaco tra gli imputati: "Solo la verità"

La prossima udienza e le parti civili

Prossima udienza il 16 dicembre quando verranno formalizzate le richieste di riti alternativi: per ora richieste ufficiose di tre patteggiamenti e cinque giudizi abbreviati tra i quali uno condizionato.
Intanto sono state ammesse le parti civili (oltre alle vittime quasi 200 le persone che rimasero ferite) e autorizzata la citazione di cinque responsabili civili: il ministero dell'Interno, l'Unione dei Comuni Misa e Nevola, il Comune di Corinaldo e la società "W.A.R private security" che si occupava di sicurezza nel locale la sera della strage.