Ceriscioli sulla ricostruzione post terremoto delle Marche
Ceriscioli sulla ricostruzione post terremoto delle Marche

Ancona, 20 febbraio 2019 - Le mosse per un piano di ricostruzione più veloce. Ha le idee chiare il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli su come proseguire da qui in avanti per dare veloce attuazione al piano di ricostruzione. Ieri ha presentato le priorità che sotto forma di emendamenti saranno presentati all’incontro, ancora da fissare, con il sottosegretario Vito Crimi. In elenco provvedimenti per l’edilizia privata, come l’autocertificazione del tecnico per avviare la procedura che autorizza prima la ricostruzione e successivamente i controlli.

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Relativamente alle altre proposte c’è la sanatoria edilizia a tutti gli edifici privati danneggiati dal sisma, il contributo (60%) anche per le attività economiche che avevano stabilimenti non funzionanti alla data del sisma e, per facilitare i pagamenti, l'assegnazione alla banca del compito di controllare la normativa anti-riciclaggio dei pagamenti. Sul fronte invece delle 900 opere di ricostruzione pubblica invece la novità principale riguarda la proposta di introdurre la procedura negoziata per lavori fino a 5 milioni di euro, ampliando anche la platea dei soggetti attuatori qualificati (enti pubblici economici, università, aziende sanitarie e ospedaliere). Introduzione inoltre di una riserva nelle procedure negoziate fino al 50% delle imprese del cratere delle quattro regioni e di cui il 70% della regione dell’opera da realizzare.

Lo striscione comparso alle 7,40 sulla torre di Visso

Da qui la possibilità per il Comuni di assumere personale senza spendere di più. Un piano da 100 persone. "Sulla ricostruzione leggera - dice Ceriscioli - chiediamo, in primis, di spostare la procedura sull'attività di autocertificazione del professionista. Una forte semplificazione sbloccherebbe la ricostruzione leggera che, ad oggi, ha le stesse procedure della ricostruzione pesante. Per quanto riguarda quest'ultima, invece, attualmente ha regole peggiori di quelle ordinarie. Un paradosso inaccettabile. Soprattutto se pensiamo che il ponte di Genova, un'opera da 200 milioni di euro, ha avuto una deroga stratosferica. Chiediamo una deroga al Codice degli appalti restando comunque dentro le norme europee: procedure negoziate per opere fino a 5 milioni". Le Marche sollecitano anche lo sblocco dei 40 milioni di euro messi a disposizione dalla Camera dei deputati per investimenti sul personale, il ripristino dell'intesa con le Regioni per l'approvazione delle ordinanze, la possibilità per i Comuni di assumere in deroga al regolamento sulla mobilità e lo stanziamento di fondi statali per l'attuazione del Patto per la Ricostruzione.