Ancona, 4 settembre 2018 - I soldi degli sms solidali finiscono nella maxi inchiesta del terremoto della procura dorica. Dopo il fascicolo venuto a galla a luglio, aperto dalla Direzione distrettuale antimafia per abuso d’ufficio sugli appalti per la realizzazione delle casette Sae, le soluzioni abitative d’emergenza per la popolazione colpita dal sisma, arrivano nuove ombre per le Marche.

La guardia di finanza ha acquisito documenti e dati sugli sms solidali del numero 45500 che ha portato ad assegnare alla regione 17 milioni di euro (la cifra arrivata dalla divisione tra le regioni terremotate di quanto raccolto, in totale 34 milioni).

A portare i finanzieri ad avviare un’indagine ancora in fase preliminare sono stati diversi esposti fatti in procura dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Peppino Giorgini. Gli accertamenti per ora rientrano nell’indagine già avviata dalla procura sul funzionamento dei meccanismi per la ricostruzione post sisma e che a luglio ha portato all’inchiesta sulle Sae.

Una bomba che ha gettato ombre sulla regione con indagati il capo della Protezione civile David Piccinini, il dirigente Erap del presidio di Ancona Maurizio Urbinati, la responsabile del servizio tecnico del presidio Erap di Macerata Lucia Taffetani e il responsabile unico per le opere di urbanizzazione Stefano Stefoni.

E’ stato il Gico della Finanza, il gruppo d’investigazione specializzato nella criminalità organizzata, ad acquisire la documentazione per chiarire come sono state utilizzate le somme che le Marche hanno ricevuto tramite gli sms. In questa fase preliminare non risultano indagati e nemmeno ipotesi di reato

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Mentre la terra ancora tremava, il 45500 era diventato il numero più conosciuto e digitato dagli italiani: era quello degli sms solidali, attraverso cui poter donare 2 euro per aiutare le persone colpite dal terremoto. Una vera e propria corsa alla solidarietà che alla fine aveva portato a raccogliere 34 milioni, di cui 23 attraverso il numero solidale e 11 attraverso il conto corrente bancario e il conto di tesoreria aperto in una prima fase dell’emergenza.

Poi, come previsto nel protocollo d’intesa per l’attivazione dei numeri solidali, ad aprile 2017 era stato istituito un Comitato di garanti con l’obiettivo di garantire la trasparenza nella gestione delle risorse e l’approvazione dei progetti presentati dal commissario per la ricostruzione e dalle Regioni colpite. 

Alla fine i progetti presentati erano stati 17 e, ad oggi, uno solo è stato portato a termine: quello di Pieve Torina, in provincia di Macerata, per la scuola finanziata con 250mila euro, ma con soldi che sono stati in parte anticipati dal Comune, che poi verrà rimborsato. 

Il resto è tutto ancora nelle teste o al massimo sulla carta dei progettisti: con quei soldi non si farà la pista ciclabile da Sarnano a Civitanova, diventata il simbolo della distanza tra la volontà popolare e le scelte di chi amministra. Quell’opera è stata cancellata dall’elenco, ma non dalla memoria di quanti avevano donato anche solo due euro con la speranza che quei soldi arrivassero direttamente alle persone che erano uscite miracolosamente vive dalle macerie e avevano bisogno di un aiuto economico per ricominciare a vivere.

Invece era stata messa in campo l’idea poco illuminata di una ciclabile, in una zona peraltro non troppo colpita dagli effetti del sisma, a far da contraltare al trattamento riservato a un paese simbolo come Arquata, rimasto a bocca asciutta fino alla protesta del sindaco Petrucci, che è riuscito a strappare 2 milioni e 150mila euro per il municipio. Alle Marche sono stati destinati 21 milioni, 17 dei quali per finanziare nove progetti, gli altri quattro saranno assegnati con una seconda tranche. Tra questi anche la grotta sudatoria di Acquasanta, per tre milioni. 

Anche questa idea non era piaciuta proprio a tutti, ma recentemente è arrivato il definitivo via libera dal Comitato dei garanti. Nelle Marche un’altra fetta importante da 5 milioni è andata per la strada Valdaso, e anche in questo caso molti avevano storto il naso visto che non siamo proprio nel bel mezzo del cratere sismico. A prescindere dagli elenchi e dalle scelte, la certezza è una ed è amara: chi in quei giorni ha digitato il 45500 non sarà contento di sapere che, a distanza di un paio d’anni, i due euro che ha donato sono ancora fermi e in attesa