Un censimento da record: "Ecco i nostri grandi alberi, veri monumenti della natura. La mia vita per raccontarli"

Valido Capodarca da più di 44 anni li cerca e li studia: domani presenterà il suo libro a Senigallia "Alcuni sono millenari, altri maestosi e rari: ma andrebbero valorizzati con adeguata cartellonistica".

Un censimento da record: "Ecco i nostri grandi alberi, veri monumenti della natura. La mia vita per raccontarli"

Un censimento da record: "Ecco i nostri grandi alberi, veri monumenti della natura. La mia vita per raccontarli"

di Claudio Desideri

Nelle Marche vi sono alberi straordinari per la loro bellezza, per la crescita incredibile, per essere parte viva di storie antiche e avvincenti. A questi che sono veri e propri monumenti della natura è stato dedicato un libro, scritto da Valido Capodarca che da più di quarantaquattro anni li cerca e li studia in tutto il territorio nazionale. L’opera dal titolo "Grandi alberi delle Marche" sarà presentata per la prima volta domani, alle 17, nella sala Auditorium di San Rocco a Senigallia. Il Resto del Carlino ha intervistato l’autore per conoscere in anteprima il valore e il fascino di questi monumenti che non sono realizzati in mattoni e pietra, ma in materia vivente.

Valido Capodarca, lei è autore di numerosi libri sugli alberi monumentali. Com’è nato questo interesse?

"Ho iniziato con la passione di fotografare i grandi alberi della Toscana dove lavoravo e nelle Marche dove venivo in vacanza, per farne una raccolta. Era il 1979, non esistevano pubblicazioni sul tema e non c’era stato ancora nessun censimento. Avevo di fatto realizzato due libri. Proposi le ricerche all’editore Vallecchi che decise di pubblicare quello sulla Toscana. A seguire ne pubblicai altri otto".

Gli alberi che vivono accanto a noi sono testimoni della nostra storia e del nostro vivere quotidiano. Quanti sono nelle Marche i monumentali e qual è il più maestoso?

"Attualmente sono 360. Per la grandezza della chioma è la quercia di Cingoli. Per l’imponenza del tronco è il platano millenario, Albero del Piccioni, (dal nome del bandito che lì si rifugiava) sulla Salaria dopo Ascoli Piceno".

C’è una provincia delle Marche con più alberi monumentali?

"No, sulla base del rapporto con la superficie si equivalgono, sia per la quantità che per la qualità".

Quali sono nella regione la specie più presente, quella più longeva, quella più rara?

"La specie più presente è la roverella. Su 360 descritti nel mio libro, 250 sono di questa specie. La più longeva il tasso come quello di Fonte Avellana che ha circa 550 anni e quello ancora più vecchio di Cingoli. La specie più rara è il Cipresso di Guadalupe di Villa Cozza a Macerata di 150 anni. Unico esemplare nelle Marche che se morisse occorrerebbe andare a Guadalupe per prenderne uno già adulto perché il suo seme non riesce a germogliare fuori dell’isola. Purtroppo lo stanno curando perché è giunto quasi alla fine della sua vita. Vi sono poi tre rare querce da sughero, una a Potenza Picena, una all’Abbazia di Fiastra e una a Torre di Palme".

Gli alberi hanno un grande valore paesaggistico ma anche storico culturale quando sono stati testimoni di eventi storici. Può indicarcene qualcuno ad Ancona e provincia da vedere assolutamente?

"La cerqua grossa a Osteria di Serra de Conti, danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale, attualmente lasciata all’incuria e all’attacco dei trattori. Il cedro di Villa Simonetti ad Osimo che è il più bello e il più grande delle Marche, la quercia di Fabriano al bivio per Nebbiano. Poi la quercia di Sappanico, il più grande nella provincia con una chioma di 30 metri, il fico centenario in strada vecchia di Pietralacroce che è il più bello di Ancona e il leccio di Arcevia da secoli usato come ricovero per le greggi".

I grandi alberi hanno come unica difesa la loro grande bellezza. Cosa può fare l’uomo per loro?

"Non danneggiarli, soprattutto con le arature che triturano le radici. Incentivare la cartellonista che indica il valore della pianta. Amministrazioni e privati che li curino quando è necessario".

Gli alberi monumentali hanno una presenza capace di rilassare, confortare, dare energia all’essere umano. Perché?

"E’ un rapporto ancestrale. I primi uomini sono nati in simbiosi con l’albero. Pensiamo alla quercia del campo di prigionia di Servigliano, se l’uomo potesse conoscere il linguaggio degli alberi quante cose potrebbe raccontare quella quercia".