RAIMONDO MONTESI
Cronaca

"Vi farò venire voglia di danzare"

Intervista a Sofia Nappi che questa sera al teatro delle Muse di Ancona apre la nuova stagione di danza

"Vi farò venire voglia di danzare"

"Vi farò venire voglia di danzare"

Doppio appuntamento con la grande danza internazionale al Teatro delle Muse di Ancona. Questa sera (ore 20.45) Sofia Nappi, giovane coreografa e danzatrice associata della compagnia Sosta Palmizi, attiva con la sua compagnia Komoco e come coreografa indipendente, presenta due produzioni di grande fascino, "Dodi" e "Ima", che aprono la nuova stagione di danza curata da Marche Teatro. Nappi, nella presentazione di ‘Dodi’ si parla prima di ‘stato di tormento tipico della condizione esistenziale dell’uomo’, poi di elementi positivi, come fiducia, leggerezza, passione, libertà. E’ questo percorso che ‘racconta’ la performance?

"Il punto di partenza è la relazione con l’altro, la consapevolezza che viviamo tutti in una stessa dimensione, che è fatta anche di gioco, di leggerezza. La stessa parola Dodi ha un che di infantile. Questa coreografia è anche divertente a livello di gestualità. In realtà si parte da una connessione a cui segue una divisione, per poi arrivare a un nuovo incontro. All’inizio la dimensione è quella di un singolo che prova un senso di tormento, di insoddisfazione".

Poi cosa cambia?

"Inizia un percorso che ci fa arrivare alla profondità di noi stessi. ‘Dodi’ parla dell’importanza del conoscere e dell’accettare se stessi, oltre che della consapevolezza che siamo tutti interconnessi. Io stessa, anche a livello personale, traggo molta ispirazione da persone che hanno problemi anche ‘forti’. D’altronde faccio danza anche per creare connessioni con il pubblico e con gli altri danzatori. Inconsciamente ho il desiderio di unire le persone. Nella mia compagnia faccio da collante, evitando un approccio gerarchico. Tra noi c’è molta collaborazione e fiducia reciproca".

Ma la sua passione per la danza come nasce?

"Mia madre, ex ballerina classica, non voleva che danzassi. Iniziai a studiare pianoforte. Ma la mia propensione era quella. A 14 anni sfogavo questa vena nei corsi di danza jazz. A 17 andai in Canada, dove entrai in una compagnia di danza. Poi venne New York, dove ho studiato. Nutrivo un amore per il movimento puro. E visto che mi muovevo per pura passione potevo mischiare tutti i generi di danza".

I personaggi di ‘Ima’ indossano delle maschere un po’ ‘inquietanti’. Perché?

"Sono maschere di anziano, che però simboleggiano uno stato di atrofia, emotiva e fisica. Poi durante il ‘viaggio’ compiuto dai danzatori, le maschere cadono. Il finale dà un senso della forma legato al piacere, alla liberazione. Il commento più bello che mi hanno fatto è stato: vedere ‘Ima’ dà la sensazione di voler toccare e essere toccati".

E’ vero che il periodo del lockdown ha influito su di lei e sul suo lavoro?

"Diciamo che nel periodo pre-Covid avevo tante richieste, facevo una vita molto frenetica. Mi sono resa conto che un po’ avevo dimenticato la vera ragione per cui facevo danza. Volevo riconnettermi al movimento puro. ‘Ima’ è nata come un ritorno a casa".

Pensa che il pubblico possa recepire i concetti, non sempre facili, alla base dei suoi lavori?

"I concetti possono essere astratti, ma il corpo è usato in modo espressivo. Ci sono gestualità chiare, ‘teatrali’. Magari ognuno può vederci qualcosa di diverso. C’è a chi verrà semplicemente la voglia di danzare sul palco con noi...".