Ancona, 15 novembre 2017- Il pollo bio Fileni piace sempre più all’estero, anche in Medio Oriente. Cresce l’export del biologico per il gruppo marchigiano terzo player nazionale per la commercializzazione di carne avicola e leader per il segmento dei prodotti realizzati a filiera controllata, nel rispetto di ambiente e animali.


Il fatturato, che potrebbe salire quest'anno a 350 milioni di euro, è ormai per il 20 per cento derivante da prodotti biologici che sono anche i preferiti all'estero. Cinque anni fa, il gruppo che ha mosso i suoi primi passi tra Monsano e Jesi, ha iniziato a esportare in maniera sempre più strutturata. E ora le vendite all'estero toccano il 10 per cento del totale.


Fiore all'occhiello la produzione biologica, da quella tradizionali ai 'gastronomizzati', prediletti dai consumatori stranieri che arrivano fino a Dubai negli Emirati Arabi Uniti. L'export di Fileni è avanzato grazie a investimenti continui e alla collaborazione con Sace-Simest, polo dell'internazionalizzazione di Cassa Depositi e prestiti, che nel 2016 ha rilasciato alla capogruppo Fileni Fimar srl garanzie per 12 milioni di euro per acquisti di immobili e attrezzature per riorganizzare i processi logistici e di sviluppo dei mercati esteri. È diretto soprattutto verso Germania, Spagna, Portogallo e Grecia ma arriva anche in Medio Oriente.


“L'azienda controlla tutta la filiera - spiega Roberta Fileni, figlia del fondatore Giovanni, e responsabile Marketing e comunicazione - dai mangimifici e allevamenti alla produzione, dagli incubatoi alla distribuzione”. Il gruppo occupa 1.800 dipendenti diretti, mentre altri 1.200 lavorano con l'indotto. La produzione riguarda polli (90%) e tacchini. La trasformazione è curata a Castelplanio e Cingoli, due mangimifici sono collocati a Matelica (Macerata) e Predappio (Forlì Cesena) e gli allevamenti (circa 300) sono sparsi tra Marche, Umbria, Abruzzo ed Emilia Romagna. “In Italia e all'estero - conclude Roberta Fileni - il consumo si sta evolvendo, il cliente è più attento alla qualità, alla produzione biologica e legge con attenzione le etichette”.