Ancona, 8 giugno 2018 - «Il cambiamento passa da voi». Il leader della Lega, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Interni, Matteo Salvini si affida a un video messaggio per sostenere la candidatura di Stefano Tombolini. Atteso fino all’ultimo in città, Salvini non è riuscito a lasciare Roma ma ha voluto comunque lanciare un appello agli anconetani e mandare un incitamento per il candidato. «Stiamo lavorando da giorni per cambiare l’Italia, cari cittadini. A voi - ha detto - è data la possibilità di fare dimenticare anni di pessima amministrazione del Pd e della sinistra scegliendo Stefano Tombolini sindaco e il simbolo della Lega. Con noi l’onestà, la concretezza e la competenza delle donne e degli uomini della Lega. Per il futuro dell’Italia contate su di me, per il cambiamento di Ancona io conto su di voi». Si chiudono con l’intervista a Stefano Tombolini queste pagine di approfondimento sulle intenzioni dei candidati sindaci, su quello che si attendono da loro stessi e dall’elettorato che domenica sarà chiamato ad esprimersi. La serie di interviste, in ordine alfabetico, è iniziata con Daniela Diomedi (Movimento 5 stelle), proseguita con Valeria Mancinelli (civiche e centrosinistra), andate avanti con Francesco Rubini (Altra idea di città) e termina appunto con il candidato di altre liste civiche ma che conta sull’appoggio del centrodestra. 

Perché gli anconetani dovrebbero votarla? 
«Perché ho dato dimostrazione di pragmaticità. Noi abbiamo un programma chiaro per cambiare la città, per trasformarla. Alcune cose da fare subito le abbiamo in mente».

Tre aggettivi per la sua Ancona?
«La vorrei bella, viva dal punto di vista culturale e adatta allo sviluppo delle economie e della famiglie. Insomma, metto al primo posto una città della famiglia, dei giovani, economicamente viva. Purtroppo non sono tre aggettivi, ma è giusto spiegare in che direzione voglio andare». 

Com’è la politica ai tempi dei social, meglio o peggio? 
«E’ uno strumento, non centrale, è un modo di andare dietro a un trend. I social comunicano una frazione di tutto, utile per fare passare dei micro concetti. Fosse per me staccherei il grande cavo, io sono per la lettura dei giornali, dei libri, per l’approfondimento». 

Sul suo nome si è ricompattato tutto il centrodestra anconetano, mentre a livello nazionale dopo le elezioni qualcosa si è sfilacciato: una contraddizione?

«Riguardo all’alleanza sono contento che qualcuno abbia riconosciuto le mie qualità. Mi sento la responsabilità di chi non deve dimostrare solamente capacità personali ma anche visione progettuale. Spero di essere così incisivo da lasciare un segno, per poter dire alle mie figlie che i risultati che sono stati ottenuti sono anche merito mio. Sarebbe un bel lascito, anche perché di cose da fare e subito ce ne sono molte. Ecco, ho bisogno di concretezza e di tangibilità delle cose. E il quadro politico nazionale è diverso».

Perché sembra così difficile tenere Ancona bella e pulita? In fondo sono poco più di 100mila abitanti… 
«Perché non hanno funzionato molte cose. Non siamo stati in grado di mettere gli uffici al lavoro su gare e rispondenze dei contratti. Ci sono troppi nodi che devono essere risolti e invece siamo attorcigliati sempre nelle stesse questioni. Basti pensare al debito del Teatro delle Muse, 4 milioni di euro, una mala gestione lamentata da tutti. A corti discorsi, noi non avremo accantonamenti di bilancio. Le cose tenteremo di farle funzionare». 

Il suo politico di riferimento? 
«Mio padre, perché è una persona che dopo vent’anni, dieci anni da quando è scomparso, ancora viene ricordato per il grande valore che dava alle persone e la scarsa importanza che dava alle cose. Ancora oggi la gente mi ferma per raccontarmi quale era il suo modo di comportarsi. Lui era un cristiano di quelli veri. La campagna elettorale credo che serva a questo, mi ha messo in contatto con le persone ed ho capito perché lui le metteva al primo posto». 
Con il sindaco uscente Mancinelli scintille in consiglio comunale come in campagna elettorale, proprio non vi prendete...

«Sì, perché i nostri sono due modelli differenti di ragionamento. Il suo fa riferimento ai centri di potere, a delle lobby, il mio a un pragmatismo di rispetto normativo, che punta alla qualità degli accordi che si fanno. Lei dice non faremo programmazione, io invece chiedo di sostenermi perché ho un progetto. Progettare 40 milioni di euro di lungomare Nord con tanto di passeggiata per gli anconetani senza aver voluto fare dei ragionamenti con il presidente della Regione mi sembra assurdo. Siamo un capoluogo di provincia, e nemmeno poi tanto. Si va in ordine sparso, prima un grande supermarket a Vallemiano e poi l’arrivo di Leroy Merlin alla Baraccola per novemila metri quadrati». 

Lei è stato il candidato più ‘fisico’: meglio non fare arrabbiare Stefano Tombolini? 
«Un carattere caldo ce l’ho, normalmente i rapporti sono cordiali e sinceri con tutti, è giusto però fare capire alle persone che alcuni ragionamenti vanno riportati in certi ambiti. Quando mi hanno buttato fuori dal Consiglio, c’ero partito la mattina con l’intenzione, non si possono non mostrare i documenti. Mi costringi a fare ricorso al Tar che mi dà torto, spendo 2.600 euro perché il tribunale mi dice che ho attaccato un atto di giunta e non posso farlo? Quando mi presento negli uffici sanno che c’è risolutezza, nonostante questo accade quello che sappiamo tutti». 

A cena con la Mancinelli: un piatto e un film che le farebbe vedere… 
«Le preparerei una serie di dolci perché sono un bravo pasticcere, bignè crema e panna, perché forse così si addolcirebbe e potremo confrontarci e non dico diventare amici, ma buoni competitori. Il film è ‘A spasso con Daisy’, io sono il suo autista. E’ un film che le darebbe leggerezza». 

La canzone della sua campagna elettorale? 
«Lisa Gerrard e ‘Now we are free’, colonna sonora del mio film preferito, ‘Il Gladiatore’». 

La prima cosa che farebbe da sindaco? 
«Non per importanza ma vorrei rivedere l’assegnazione degli spazi per l’edilizia residenziale pubblica e inoltre riequilibrare il rapporto tra cittadini italiani e stranieri. Poi vorrei mettere subito le mani sulla macchina comunale e controllarne l’efficienza, la qualità, vorrei riconoscere un sistema di premialità per i dipendenti. Quindi il progetto di ampliamento di via XXIX Settembre. Un progetto a basso costo. Amplierei con una struttura prefabbricata, una alberatura molto fitta, e nella parte coperta sotto realizzerei due livelli di parcheggi. Stanno a parlare di sistema 4.0 ma il vero problema delle Marche è la desertificazione».

Qualche nome della sua possibile giunta? 
«Ho una serie di nomi, ma questa è la fase due. Ho in mente persone di estrema qualità. Spero davvero che la Pivetti si offra per una consulenza o per un ruolo onorario e di collegamento con le città che si trovano dall’altra parte del mare. Alcune deleghe, invece, mi piacerebbe tenerle: l’urbanistica per esempio. Almeno per un po’». 

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Cosa non le è piaciuto in questi cinque anni di consiglio comunale? 
«Che siano stati fatti solo atti di indirizzo e tantissime varianti e per il resto approvazione dei debiti fuori bilancio. Dico a tutti che se non sarò io il sindaco sarà una esperienza tristissima sia per chi si troverà all’opposizione sia per quelli che si troveranno in maggioranza». 

Ma qualcosa di buono è stato fatto? 
«Niente di buono, ho l’impressione anzi che ci sia da guardare meglio negli armadi, troverò altri scheletri». 

Quali dei suoi colleghi candidati teme di più? 
«La Mancinelli perché è un sistema di potere fino a qualche tempo fa inattaccabile che oggi grazie alla sensibilità della popolazione se la vede brutta».

In caso di mancato ballottaggio chi appoggerete? 
«Non di certo la Mancinelli, ma mi dispiace per la fine che ha fatto il Pd». 

Un ultimo appello? 
«Dateci fiducia, questa città ha bisogno di un cambio di passo. Insieme ai nostri parlamentari possiamo fare molto».