Gianmarco Tamberi ha saltato 2.32, misura record per l’Italia e miglior risultato a livello europeo
Gianmarco Tamberi ha saltato 2.32, misura record per l’Italia e miglior risultato a livello europeo

Ancona, 17 febbraio 2019 - Gianmarco Tamberi è ritornato il re del PalaIndoor. A distanza di quasi tre anni. Dal tricolore assoluto al coperto di salto in alto colto nella Dorica a inizio marzo del 2016 al bis conquistato venerdì. Solo la misura è diversa. In precedenza aveva saltato 2,36, due giorni fa si è fermato a 2,32, ma va bene così. Anche perché quest’anno solo il giapponese Naoto Tobe per ora ha fatto meglio al mondo saltando 2,35 due settimane prima a Karlsruhe. Gimbo venerdì ha siglato la seconda misura mondiale stagionale, primato stagionale a livello europeo oltre a indossare la maglia tricolore. Primo titolo di un lungo 2019 visto che il massimo obiettivo stagionale sono i mondiali di Doha a inizio autunno.

Ciò che fa sperare l’altista anconetano e il suo entourage, oltre i suoi tantissimi tifosi, è che un Gimbo in crescendo. Finora nelle tre gare disputate nel 2019 si è sempre migliorato (2,26 a Karlsruhe, 2,27 a Banská Bystrica e 2,32 ad Ancona) e ora punta diritto ai Campionati Europei che saranno in programma a Glasgow a inizio marzo. La tappa più importante dell’attuale stagione al coperto. In vista del 2020, delle Olimpiadi di Tokyo. Il grande sogno. L’obiettivo con la O maiuscola.

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«La cosa più grande? Non è stata la vittoria, ma aver visto il mondo dentro quel palazzetto». Gianmarco Tamberi, classe 1992, descrive così il ritorno in gara nel «suo» PalaIndoor. Venerdì sera, poco dopo le 19. Dieci atleti a saltare, una sola gara, eppure l’impianto dorico era stracolmo. Tanta gente accorsa per tifare e applaudire mister Halfshave. 

Che effetto fa avere gli occhi addosso di tutte queste persone? 
«Uno spettacolo. E’ stato fatto qualcosa di fantastico - racconta il nuovo campione italiano di salto in alto indoor -. Perché bisogna guardare anche al contesto. C’era solo una gara, pochissimi atleti. Non come quando ci sono i meeting che raggruppano più specialità. Ecco perché il risultato è ancora più sensazionale. L’impianto esplodeva e quella è stata la mia vittoria più grande. Vedere tutta quella gente già durante il riscaldamento per era già una vittoria. Una festa. Solo dopo ho realizzato che dovevo ancora gareggiare».

Quante emozioni? 
«Innumerevoli per aver visto tutta questa gente pronta a esplodere a ogni salto. Mi hanno dato una carica immensa. Sono ancora emozionato e strafelice solo a parlarne. Non si è mai vista una cosa del genere in Italia prima d’ora. I veri complimenti vanno al pubblico, la mia forza, il mio orgoglio. Ho il cuore pieno di gioia». 

Sta cambiando qualcosa nell’atletica? Sui social ha scritto: ‘Avete fatto la storia di questo sport. Addio vecchia atletica. Che sia benvenuta la nuova’. 
«Nel nostro paese non era mai successo prima. Penso che un’atletica fatta così con musica e intrattenimenti possa divertire e piacere al pubblico perché viene coinvolto. La vecchia atletica a me non piaceva. Ecco perché ho chiesto, spinto e cercato in tutti i modi di promuovere quest’iniziativa come avviene in Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania». 

Ma la seconda misura mondiale stagionale non la galvanizza? 
«E’ una misura importante, ma voglio saltare più in alto. Va bene che attualmente sono il secondo al mondo, il primo in Europa, ho conquistato il quinto titolo italiano, ma posso e voglio saltare qualche centimetro in più. Del resto venerdì ho sfiorato i 2,34. So di valere quelle misure». 

Fra due settimane l’appuntamento indoor continentale di Glasgow. Obiettivo?
«Una gara che non sono riuscito mai a vincerla. Sarei stupido e ipocrita dire di puntare all’argento anche se ogni gara è a sé. Sono molto concentrato. Penso all’Europeo. Dopo la vittoria di venerdì mi sono concesso solo una pizza a Biancamore e una birra in centro con i miei amici e la mia fidanzata».

Tradotto. Gimbo punta alla medaglia dal valore più pregiato. Le sensazioni sono buone visto che nelle prime tre gare stagionali è andato sempre in crescendo. 
«Mi sono servite più queste tre gare che gli ultimi venticinque allenamenti». 

E allora testa a Glasgow. Avversari?
«Su tutti Nedasekau, Protsenko e Ivanyuk».