Jesi, 13 maggio 2018 - Salvo clamorosi imprevisti, che nel calcio comunque sono il pane quotidiano, Roberto Mancini sarà il nuovo ct della nazionale italiana di calcio. Un traguardo importante per Jesi, sua città natale e per le Marche che non hanno mai avuto un selezionatore azzurro. «Non abbiamo mai provato, negli ultimi giorni, ad approfondire l’argomento con Aldo (Mancini ndr), non volevamo essere invadenti. E poi, schivo com’è, lo sappiamo che è fatto così, invece di parlare preferisce cavarsela con dei sorrisetti. Così la certezza dell’investitura di Roberto a nuovo ct della nazionale l’abbiamo avuta solo oggi dai giornali. Però sono sincero, negli ultimi giorni il sorrisetto di Aldo la diceva troppo lunga…». A parlare il presidente e fondatore della Junior Jesina Sirio Tantucci, da sempre alla guida della scuola calcio che porta il nome dell’illustre tecnico jesino. Trecento iscritti, un campo da gioco in erba sintetica recentemente ristrutturato e ammodernato e da ieri arricchito da intense sfumature di azzurro.

«Roberto è il nostro mentore, non possiamo che ringraziarlo per tutto quello che ha fatto, e continua a fare per noi: è vero, i numerosi impegni lo tengono lontano dalla nostra città ma appena può torna e non fa mai mancare la visita alla scuola dove, ogni volta, porta con se componenti del suo staff, ex calciatori ed amici». State preparando qualcosa per festeggiarlo adeguatamente? «Ne parlavamo l’altra sera a cena con altri dirigenti, qualcosa di sicuro prepareremo, intanto le congratulazioni le abbiamo fatte ad Aldo, il nostro presidente onorario, ma non ci faremo trovare impreparati quando Roberto verrà di persona». Avere sulle maglie il nome della scuola calcio dell’allenatore della Nazionale che tipo di benefici potrebbe portare. «Di sicuro a livello pubblicitario sponsorizzare oggi la Junior Jesina potrebbe essere un’arma in più».

Chi pensava a trionfalistiche dichiarazioni di circostanza, a bottiglie di champagne messe in ghiaccio pronte per essere stappate, sarà rimasto deluso. Per chi invece conosce bene Aldo Mancini, uno che ha vissuto sempre da vicino i successi, da giocatore prima, da allenatore poi, del celebre figlio, nessuna meraviglia: i toni sono sempre gli stessi, pacati, di un genitore con l’occhio vigile alle vicende di famiglia.

Allenatore della nazionale italiana: lo avrebbe mai pensato, Aldo, in quell’inizio anni 80, quando Roberto, appena quattordicenne, prese la via di Bologna per inseguire il sogno di diventare un calciatore?

«No di certo, a Roberto siamo sempre stati vicini, lo abbiamo sempre sostenuto, questo è un momento di grande gioia, per lui e per la nostra famiglia»

Suo figlio è ancora impegnato nel campionato russo: quando vi siete sentiti l’ultima volta?

«A metà settimana, so che doveva liberarsi dell’impegno con lo Zenit, ma ancora non mi ha detto nulla e io non gliel’ho chiesto. A me basta sapere che sta bene».

Ma com’è stata questa esperienza in un paese così diverso dal nostro?

«Positiva, come tutte le precedenti: magari il clima ha creato qualche difficoltà ma per il resto tutto bene».

Anche se la notizia dell’investitura a ct azzurro era nell’aria, cosa ha provato il genitore, per di più appassionato di calcio come lei?

«Tanto orgoglio, sicuramente. Roberto è nel calcio da quaranta anni e a 14 era già nel giro delle nazionali giovanili, in nazionale ha anche giovato. Diciamo che per lui la maglia azzurra non è una novità».

Diventare ct. della nazionale, in tempi grami come questi: una bella patata bollente …

«Nel calcio moderno è sempre più difficile fare risultati, grandi campioni non ce ne sono più, oggi non ci sono più le parrocchie, i settori giovanili, non c’è più niente».

Non è il caso della Junior Jesina, la scuola calcio che porta il nome di Roberto e che ha in Aldo Mancini uno dei co-fondatori.

«Vero, sotto questo aspetto non ci possiamo lamentare, la scuola è attiva da una decina di anni, conta circa trecento iscritti. Recentemente abbiamo sistemato il campo di gioco (il vecchio Boario ndr) spendendo circa trecentomila euro. Facendo tutto da soli».

Con l’aiuto di Roberto …

«Esattamente: se c’è da dare una mano alla scuola calcio, lui non si tira mai indietro».

Si dice che Roberto opererà una mezza rivoluzione all’interno del clan azzurro, intanto pare che faccia tornare Balotelli. Conferma?

«Balotelli è sicuramente un talento però di certi argomenti mio figlio con me non parla mai».

Però di come Roberto farà giocare la ‘sua’ Nazionale un’idea e la sarà fatta.

«Non ne ho la minima idea, conoscendo la sua mentalità mi verrebbe da dire che il suo potrebbe essere calcio spettacolo, poi bisognerà vedere se ci sono gli interpreti in grado di farlo».