Jesi (Ancona), 15 maggio 2018 – «Roberto Mancini era sempre il primo a presentarsi alle sessioni di allenamento durante la settimana, era sempre il primo a iniziare la corsetta nel rettangolo di gioco, era sempre il primo a fare gol, sia in settimana sia nel week-end». Alfredo Zepponi, che allenò Mancini da bambino, ha ricordato così il mister jesino, neo ct della Nazionale di calcio. «Roberto – ha continuato – si mostrò sin dai primi anni dell’attività calcistica un leader indiscusso dentro e fuori dal campo, un capitano formidabile e un allenatore aggiunto sul terreno di gioco».

Roberto Mancini vice di Eriksson sulla panchina della Lazio, 2000

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«Mi ricordo bene però – è stata la replica del Mancio – che ero anche il primo a dare il primo morso al panino. Prosciutto e mortadella le mie specialità». «Nel calcio di oggi – ha commentato in un’altra recente occasione jesina il Mancio, che ha incontrato diverse volte i giovani talenti della Junior Jesina (a lui intitolata, ndr) al campo Bpario –, ai ragazzini italiani spesso interessanti vengono preferiti giocatori stranieri, di fama, sulla carta più affidabili. Perché la cosa più importante oggi è vincere sempre. Gli allenatori propendono per l’‘usato sicuro’, diciamo così, togliendo però spazio ai giovani ‘nostrani’. Ma quei ragazzini non hanno la stessa voglia e la stessa fame e diponibilità a fare sacrifici che si avevano quando sono cresciuto io. Oggi invece si pensa di essere arrivati al vertice dopo un semplice allenamento. E questo non fa bene al sul calcio italiano»

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Il «Mancio» è nato e cresciuto, sportivamente e non nel quartiere Prato: «In questo periodo – aveva detto nel 2010 – sono a Jesi molto spesso, prima appena un un paio di volte all’anno. Qui si sta sempre bene, c’è un clima tranquillo e me ne sto volentieri comodo a casa a gustare i cappelletti di mia madre».

La vita privata 

Roberto Mancini, piuttosto riservato come tanti jesini, adora la sua città e ogni volta che torna fa le sue ‘vasche’ (passeggiate) lungo il corso con l’immancabile aperitivo con gli amici in piazza della Repubblica. Non è raro, impegni internazionali permettendo, neppure vederlo pedale in bici sulle colline della Vallesina. Nato da una famiglia umile, padre falegname e madre infermiera, il Mancio è partito dal al campo sotto casa, il San Sebastiano e ha subito attirato l’interesse di alcune grandi squadre. Grazie inizialmente soprattutto al padre Aldo, ex atleta e dirigente dell’associazione sportiva jesina Aurora.