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5 giu 2022

"Festeggiai con mia figlia piccola in braccio"

Fabio Lupo, ora ds alla Spal, fu uno dei grandi protagonisti della promozione dell’Ancona in serie A: "Martedì sarà emozionante"

5 giu 2022
Fabio Lupo nei panni del dirigente sportivo: all’Ancona fu protagonista della promozione e del primo anno in serie A
Fabio Lupo nei panni del dirigente sportivo: all’Ancona fu protagonista della promozione e del primo anno in serie A
Fabio Lupo nei panni del dirigente sportivo: all’Ancona fu protagonista della promozione e del primo anno in serie A
Fabio Lupo nei panni del dirigente sportivo: all’Ancona fu protagonista della promozione e del primo anno in serie A
Fabio Lupo nei panni del dirigente sportivo: all’Ancona fu protagonista della promozione e del primo anno in serie A
Fabio Lupo nei panni del dirigente sportivo: all’Ancona fu protagonista della promozione e del primo anno in serie A

Fabio Lupo è stato uno dei protagonisti indiscussi di quegli anni all’Ancona, non solo nella squadra che conquistò il 7 giugno 1992 la promozione in serie A. Oggi è direttore sportivo della Spal e martedì al Del Conero per la festa dei "Trent’Anni" ritroverà i compagni di quell’avventura.

Fabio Lupo, qual è il ricordo più bello di quel giorno?

"Festeggiare con mia figlia Fabiola di due mesi e mezzo in braccio, sotto la curva in festa: in quel momento si realizzavano l’uomo e il calciatore nello stesso momento, ancora oggi racchiuso in una fotografia appesa nella nostra a casa a Pescara". Al Dall’Ara c’erano dodicimila anconetani: ve lo aspettavate?

"Sì, perché ad Ancona era cresciuto l’entusiasmo durante quel campionato. Ma quello che mi colpì di più fu l’accoglienza che ricevemmo al ritorno ad Ancona, quando una città di solito sobria si trasformò in una Rio de Janeiro".

Come ricorda quell’arrivo ad Ancona in pullman?

"Tante macchine ci aspettavano già lungo l’autostrada, per festeggiare e per scortarci con sciarpe e maglie, l’A14 per qualche ora si colorò tutta di biancorosso. E poi ricordo il nostro incedere per le strade di Ancona, tra la gente impazzita di gioia". Ma non eravate partiti per conquistare la promozione.

"Ricordo che in ritiro pre-campionato mister Guerini mi chiese secondo me cosa mancava a quella squadra. E io gli dissi che avevo la sensazione che stesse nascendo qualcosa d’importante, che era una squadra che poteva togliersi soddisfazioni. Istintivamente dopo la prima amichevole mi resi conto che stava nascendo un’alchimia che poteva portarci lontano".

Quando vi rendeste conto che potevate ottenere quel traguardo, la serie A?

"Fu una consapevolezza acquisita giornata dopo giornata. Alla fine del girone di andata, guardandoci intorno dopo che avevamo incontrate tutte le avversarie e vedendo dove eravamo, ci rendemmo conto che un traguardo che sembrava impossibile invece era alla nostra portata".

Com’è rimasto il suo rapporto con Ancona?

"Per il semplice fatto che è la città dove è nata mia figlia mi è rimasta nel cuore. Poi ad Ancona sono stato bene, in quegli anni ma anche dopo, ad Ancona ho sempre sentito l’affetto per il calciatore ma anche la stima per l’uomo. Era così un po’ per tutti noi, un gruppo di ragazzi semplici e per bene".

Come sarà per lei ritornare al Del Conero, martedì?

"Sarà emozionante anche se quello non è lo stadio della vittoria del 7 giugno, ma ci sono legato ugualmente, perché il giorno del debutto al Del Conero realizzai un gol nel 3-0 all’Inter. L’emozione di quel giorno ritornerà tutta".

Ha seguito il campionato dell’Ancona: che ne pensa?

"Ha disputato un ottimo campionato e ora è bello che ci sia una nuova società che senza buttar via quanto di buono fatto dalla precedente sia in grado di costruire un progetto per riportare l’Ancona dove merita, per tradizione, passato, e affetto".

Giuseppe Poli

© Riproduzione riservata

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