Mister Vivarini
Mister Vivarini

Ascoli, 26 febbraio 2019 - Basta, per favore, basta con queste docce gelate. Per l’ennesima volta i bianconeri smettono di giocare, stavolta davvero colpevolmente, proprio quando l’avversario si alza e le prova tutte. E così, ancora una volta, l’ennesima volta, i ragazzi di Vivarini si trovano a piangere due punti (che sarebbero stati meritatissimi) perché l’avversario trasforma in gol quello che doveva essere il suo “canto del cigno”: il contropiede in campo aperto dell’Ascoli.

Al fischio finale è il pessimismo a regnare sovrano e non potrebbe essere altrimenti. Un fendente come quello di Kragl (a proposito, perché questi giocatori ce li hanno sempre gli altri?) fa male agli occhi, al cuore e di sicuro anche al sonno del tecnico bianconero che era arrivato ad un passo dal bussare a quella zona che i grafici che disegnano pagine di carta e siti web colorano col verde.

Allora decidiamo di fare una cosa: pensiamo al bello di questa serata. Al fantastico tifo della Curva (senza considerare ovviamente l’epilogo, dettato da nervosismo, troppo, e comunque condannabile quantomeno perché certi cori non sono “colore” o “sostegno”), allo stop di Rosseti sul vantaggio iniziale, a come Ninkovic ha detto ai suoi compagni “datemi la palla, un modo di segnare lo trovo”, a Brosco che si riprende subito dall’assenza del suo socio Valentini, a Beretta che veramente getta in ogni partita il cuore oltre l’ostacolo. E pensiamo a come Addae vive e rappresenta meglio di chiunque altro l’essere “dell’Ascoli”. E’ idolo e leader. Fa solo cose giuste. Ha riconosciuto i suoi limiti e per questo li abbatte. Ogni volta.

Per questo, la sera in cui prima di coricarsi il tifoso bianconero dovrebbe (e potrebbe) imprecare – maledicendo chi non ha, sportivamente parlando, abbattuto l’11 foggiano - per questi altri due punti pianti sulla strada della salvezza (o dei playoff… lo scopriremo solo vivendo), farebbe bene a pensare al bello di questa notte. Perché le medaglie hanno sempre due facce e stavolta ci va di farvi vedere quella che, per forza di cose, brilla di meno…