Maecky Ngombo
Maecky Ngombo

Ascoli, 2 marzo 2019 - Vi ricordate quelle scene dei film americani in cui ci sono ragazzini, agli incroci delle strade di Manhattan, che urlano la notizia del giorno con le copie fresche fresche del quotidiano appena sfornato dalla redazione? Ecco, se oggi fossimo noi, quei ragazzini, e ci mettessimo ad urlare con le nostre copie del giornale a Piazza Immacolata o in Piazza Arringo, perché no, in Piazza Matteotti a Porto San Giorgio (tanto di Ascoli Calcio, oltre che di basket, si parla e tanto anche lì…) non avremmo esitazioni. “L’Ascoli pareggia a Carpi. E’ un punto per la salvezza!”. Questo, grideremmo. A tutti.

E finiremmo la nostra voce a furia di ripetere il mantra “Ascoli-Salvezza”, “Ascoli-Salvezza”, “Ascoli-Salvezza”. Il perché è presto detto: togliete un punto alla classifica dei bianconeri, aggiungetene due al Carpi. Considerate le partite in più, in meno, quelle da recuperare, i riposi (ok, meglio gli integrali di telecomunicazioni in quinto superiore, avete ragione) e vi accorgerete che senza la topica clamorosa sul gol annullato ad Arrighini oggi l’intero territorio piceno si sveglierebbe in preda all’incubo playout. Vero, la matematica al momento dice l’esatto contrario. Alla matematica nulla si può obiettare, però l’involuzione di gioco, i cerotti che ormai sono finiti, il nervosismo latente di questa squadra e la certezza che il treno sia talmente in corsa da non poter permettere più adeguati correttivi lascia intendere che piuttosto che volare alto con sogni e stories, bisognerebbe pensare anzitutto a riportare a casa la pagnotta. Che, al netto di una primavera esplosiva, è solo ed esclusivamente paragonabile ad una parola: salvezza.

Perché i bianconeri a Carpi giocano una partita onesta che possono vincere (se Ngombo fosse veramente lesto a capire il momento…) ma che ai punti avrebbero anche perso, contro un avversario in crisi d’identità e che oggi aveva l’ultima chance di risalire la china. Attenzione: il campanello d’allarme non è legato al gioco, perché le qualità individuali dei giocatori permetteranno a Vivarini di giocarsi la corsa salvezza (lo ripetiamo, la corsa salvezza) con adeguate contromisure. Il campanello d’allarme non è neanche legato alla moria dei centrali difensivi: in qualche modo, la difesa, riesci ad organizzarla, specie quando hai Addae in questa condizione mentale e fisica.

Il vero campanello d’allarme è il nervosismo, ancora una volta il nervosismo. Ciciretti si scalda e mette il muso per l’ennesima panchina, Ninkovic gioca una delle sue peggiori partite (con l’attenuante della schiena a pezzi e dei colpi subiti), viene sostituito e mette il muso, Ganz sembra abbia ingaggiato una sfida personale dal titolo “L’espulsione perfetta”, tante sono le volte che è finito sul taccuino dell’arbitro alla voce “cattivissimi”. Ecco, qui apriamo una legittima parentesi. A cosa serve, dopo due rossi consecutivi più o meno meritati, farsi cacciare per un’entrata così? Il 9 mette il braccio e poi la gamba, le immagini sono una sentenza.

E allora basta. Veramente basta. Perché da Carpi l’Ascoli torna con una certezza assoluta; c’è da salvarsi, prima possibile. E c’è da resettare il cervello di alcuni. Perché per arrivare in porto, serve il colpo di reni di tutti. Di tutti.