Ninkovic fa sognare i tifosi dell'Ascoli (Foto LaBolognese)

Ascoli, 3 novembre 2018 - “Nine-kovic”. “Nine-kovic”. “Nine-kovic”. Nove, come il numero di quelli che fanno i gol. Di quelli che di gol ne fanno tanti. Di quelli che passano alla storia per rendere felici i tifosi che li sostengono, gli allenatori che li schierano, i presidenti che li comprano e li rivendono. Nove, in inglese si dice “Nine”. Ad Ascoli quest'anno potrebbe nascere una filastrocca, con un colpo di scena. Perché “Nine” è Ninkovic, ma anche “ten” (dieci) è Ninkovic, sfidiamo chiunque a sostenere il contrario. Ma anche “eleven” (undici) è Ninkovic perché è quello il suo numero di maglia.

Ora, non ce la sentiamo di scomodare entità molto più importanti e decisive nella storia del mondo che erano contemporaneamente “tre ed uno”, ma sicuramente la sensazione che qualcosa di divino e magico, calcisticamente parlando, questo ragazzino con le guance rosse e il talento puro, il pallone che gli corre sull'erba scorrendogli nelle vene, ce l'abbia. E a dir la verità la magia più grande l'avrebbe architettata nella sua mente e sul campo del Vigorito prima del riposo, con quella sforbiciata che Puggioni ha respinto solo perché un po' troppo centrale, per quanto istintiva.

In questo momento l'Ascoli e Ninkovic sono due entità che si fondono perfettamente, un legame che rischia di diventare più che una semplice amicizia. Il famoso cantiere di cui mister Vivarini è capo supremo continua ad essere aperto, ma i lavori sono evidentemente più avanti della semplice realizzazione delle fondamenta. Sì, si inizia a vedere che tipo di costruzione è stata pensata. Una costruzione bella e funzionale. C'è un fattore fondamentale nella grande vittoria di Benevento. No, non è il fatto di albergare nella parte sinistra della classifica, cosa che impone a tutti tifosi e addetti ai lavori di dover aggiornare il proprio navigatore Gps, visto che l'ultima volta che questa situazione era accaduta, forse c'era ancora la lira. E comunque di sicuro Gianni Morandi non faceva canzoni assieme a Rovazzi.
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Avete visto Addae nel primo tempo? E lo avete visto nel secondo? Due giocatori diversi. Uno la brutta copia dell'altro, soprattutto per l'atteggiamento. E gli errori che quell'atteggiamento comportano. Chi ha parlato con Addae nell'intervallo, cambiandogli software? Abbiamo più di un indizio. Quando una squadra capovolge un risultato del genere, contro una squadra del genere, in un campo del genere, con una prestazione del genere (e senza contropiedisti in panchina!) vuol dire che c'è qualcuno che ha capito tutto. E gli indizi vanno tutti verso quell'uomo che sta in panchina, o meglio, che sta in piedi, novantasei minuti, davanti alla panchina.

Sabato col Padova si festeggia e si ricorda una storia di centoventi anni. Farlo entrando in quella zona marcata di verde, si può. Restando sempre coi piedi per terra, però, perché questo campionato sta insegnando, ogni settimana, che tutti possono vincere con tutti. Però quando hai uno come Ninkovic, in una squadra come quella di Vivarini, devi per forza sognare. “You can't paint an elephant, quite as good as she”. Citiamo il cantautore irlandese Damien Rice per capire il grado di innamoramento verso questo giocatore. “Non puoi disegnare meglio di lei un elefante”. Ad oggi, nessuno può disegnare il calcio, ad Ascoli, meglio di Nikolino. Nessuno...