Ascoli, 7 agosto 2018 - Ha giocato in punta di piedi. A volte male, altre bene. Mente, chi sostiene che abbia solo steccato. Daniele “Buba” Buzzegoli, per essere chiari, aveva bisogno di una squadra da far girare a modo suo, dialogando usando la lingua di un calcio di un certo scaffale del supermercato. Quello molto tecnico e poco muscolare. Quello con ritmo rapido e leggiadro. Lontano dal bancone “muscoli e guerra”. L’esatto contrario di quello che la sceneggiatura della scorsa stagione ha previsto. “You give me miles and miles of mountains and I’ll ask for the sea”, “Mi porti a vedere miglia e miglia di montagne ma io ti chiedo di andare al mare”, canta Damien Rice, folletto irlandese che mette lì sul piatto la più valida delle metafore per fotografare l’esperienza in bianconero di Buzzegoli.

Capitato nell’anno meno indicato a fare da parafulmine ad una rosa costruita da cani, lo ripetiamo da cani, in modo che quel poco di talento presente, si è dovuto riciclare in corsa e sacrificio. Metteteli in una squadra che dall’estate ha un’idea precisa di gioco, votato all’attacco, due come Buzzegoli e Lores Varela, siamo sicuri che il risultato sarebbe stato diverso. Sicuri al cento per cento. E invece no.

A Buzzegoli Ascoli può solo tributare un saluto e due ringraziamenti. Il primo, perchè i suoi assist e i suoi gol sono stati pochi, buoni ma soprattutto decisivi. E sulla bilancia dei pro e contro, urca se pesano dalla parte dei “pro”. Il secondo perchè ha dimostrato che si può essere giocatori di serie B essendo uomini di serie A. E non ci riferiamo all’umanità semplice ma coinvolgente con cui ogni giorno affronta mano nella mano con tutti i suoi cari il difficile ed impegnativo (anche a livello di forze fisiche) ruolo di genitore del simpaticissimo Francesco, bimbo che convive con disturbi dello spettro autistico, fattore che rende speciale ogni giorno della sua famiglia. No, Buba ha sempre affrontato la questione con la dovuta naturalezza insegnando ai suoi figli a vincere ogni giorno nella vita, prima che in campo.


Ci riferiamo alla maturità di un uomo che non ha voluto, osservando il suo nome fuori dalla lista dei giocatori decisivi del nuovo Ascoli, essere un peso e un intralcio al nuovo progetto. Uscendo di scena senza giocare al rialzo e dando la possibilità al Picchio di lavorare per il futuro senza il suo pesante ingaggio sul groppone. Uscendo palla al piede e a testa alta come quel giorno in cui si presentò alla Ciam, diversi mesi dopo l’inizio della scorsa stagione, per conoscere personalmente e stringere la mano all’allora azionista e oggi presidente Giuliano Tosti. Era dispiaciuto che i veti della vecchia e “trasparente” società non gli avevano consentito di conoscere (e in quel caso riconoscere) Tosti in una pizzeria di Ascoli. E leggendo sul Carlino che Tosti, invece, lo aveva riconosciuto eccome, prese e andò da lui. Da vero uomo, semplice, con la voce mai alta.

In bocca al lupo, Buba. Non servono per forza imprese epiche, nel calcio, per scrivere belle storie di uomini…