Dionigi, allenatore dell'Ascoli (Foto LaBolognese)
Dionigi, allenatore dell'Ascoli (Foto LaBolognese)

Ascoli Piceno, 3 luglio 2020 - C’è un momento in cui il campionato dell’Ascoli è finito. Sì, il vecchio, anonimo, quasi stregato, campionato dell’Ascoli, è finito.
Quando Leali, con la sua manona, ferma il pallone di Baez si capisce che stavolta l’uruguagio, il Cosenza, il mondo intero, non avrebbero potuto buttare ancora una volta dramma e disperazione statistica nel pianeta bianconero. Perché Leali para (come fa spesso, quasi sempre) e perché la squadra davanti a lui, finalmente, ha un’anima tosta, granitica, di quelle che l’Ascoli ha dato dimostrazione di avere quando in panchina ci sono stati allenatori dalla voce persa a fine partita e dalle sinfonie semplici e mai troppo sofisticate.

Sono due gli uomini di copertina del Marulla. Della partita d’esordio del nuovo campionato dell’Ascoli: si chiamano Nicola e Davide. Nicola è il portiere. E vi abbiamo spiegato sopra che le sue parate, spesso se non sempre decisive, stanno diventando quello che erano le parate di Lanni per la precedente generazione bianconera. Certezze assolute. Sempre o quasi sempre. Leali è un capitano, perché insieme a Padoin è quello che vanta la maggiore esperienza nazionale ed internazionale in questa squadra. E gli va riconosciuto. Perché troppo spesso il portiere è chiamato in causa quando sbaglia, mai quando fa il suo lavoro e anche gli straordinari senza alzare la voce.


Ah, giusto, la voce. Quella che a Davide Dionigi manca, sempre, a fine partita. Perché quando un allenatore ti telecomanda come fa lui, con la sua squadra, per novantasei minuti, è fisiologico non averne più a fine gara. Vi diciamo di più: eravamo quasi certi che questo allenatore avrebbe avuto una storia diversa rispetto a chi lo ha preceduto. Perché gli altri (due, perché restiamo dell’idea che con Zanetti questa squadra sarebbe ancora in zona playoff) avevano l’etichetta di “bravi” già prima di dimostrarlo. E invece ad Ascoli prima si mette il cibo nel piatto e poi ci si lecca i baffi. Mai il contrario.

Per questo, Dionigi, merita quantomeno un ringraziamento. Pochi avrebbero chiuso il vecchio campionato riuscendo ad aprirne uno nuovo. E senza le sventure di Venezia oggi parleremmo nuovamente di un Ascoli in zona salvezza. Ma per quella c’è tempo. Perché Dionigi ha capito come vanno le cose. E perché Ninkovic e Scamacca, due giocatori forti, forti, forti e indiscutibili, giocano in bianconero. Pensate un po’ quando si riaccenderà Morosini.