La Curva Sud Rozzi
La Curva Sud Rozzi

Ascoli, 4 luglio 2018 - “L’Ascoli è qualcosa che sta al di sopra degli uomini che la rappresentano”. Potessimo regalare una targa, un quadro, qualcosa che dia al nuovo proprietario Massimo Pulcinelli il senso di quello che sta apprestando a rendere “suo” attraverso le firme dal notaio, sceglieremmo questa immortale massima di Costantino Rozzi da stamparci sopra.


Perché se Pulcinelli e i suoi uomini capiranno da subito in che panni si è messo, allora sì che l’avventura nelle Marche partirà col piede giusto. Tutti, oggi, si affrettano a consigliare questa o quella mossa, questo o quel dirigente, questa o quella iniziativa per ripartire e far ripartire l’Ascoli. Noi, nel nostro piccolo, ci sentiamo solo di sperare che mai più, lo riscriviamo, mai più, l’Ascoli sia vittima di un processo mentale che vuole trovare avversari all’interno del suo mondo, tra chi non è d’accordo o non è allineato con il pensiero supremo di chi ha il telecomando (o lo scettro). Gli avversari da combattere, passateci il termine, sono quelli che vestono altre maglie, in campo e basta.


“L’Ascoli è qualcosa che sta al di sopra degli uomini che la rappresentano”, ci saranno giorni in cui nessuno sarà d’accordo con nessuno sul cosa fare e sul come farlo. Giorni in cui il campo farà soffrire il cuore e la classifica. Giorni in cui servirà più della semplice compattezza tra squadra, società ed ambiente per evitare di buttare tutto alle ortiche. Questo, chi vive di Ascoli, già lo sa. Perché lo ha vissuto sulla sua pelle. Quelli saranno i giorni più belli: quelli in cui, invece di trincerarsi dietro cancelli dorati e convinzioni proprie, servirà guardarsi in faccia, con civiltà e pepe, e confrontarsi. Con dignità. Quella che tutti, dall’azionista di maggioranza all’ultimo dei tifosi, meritano di avere quando si discute e si vive “di Ascoli”.


Qualcuno dice, quasi con diffidenza verso i nuovi proprietari, che via Bellini si è fatta partire una proprietà che garantiva una gestione sana a livello di capacità economiche. Vero. Come è vero che la gestione sana, è cosa dovuta. Sempre e da sempre. Non un vezzo. E’ un dovere. E quindi la famiglia Bellini, tenendo i conti dell’Ascoli a posto, ha solo ed esclusivamente fatto il suo dovere.

L’altro giorno, passeggiando, abbiamo visto seduto su una panchina ai giardini un giovane padre con un bambino di circa un anno. Gli cantava il famoso coro “Forza Picchio” e il piccoletto batteva le mani con gli occhi felici e un sorrisone “sdentato”, sulla fiducia, cieca, che un piccolo riserva verso il proprio padre. Ecco, signori Pulcinelli, Tosti e Ciccoianni. Scegliendo di fare parte della storia dell’Ascoli avrete in carico quest’altro, immenso, dovere. Il dovere (e secondo noi il piacere) di scrivere pagine che consentano a quel piccoletto, tra qualche anno e quando sarà libero davvero di scegliere chi “portare”, di cantare lui, quel coro, a suo padre e magari un altro giorno a suo figlio.


Perché l’Ascoli è qualcosa che sta al di sopra degli uomini che la rappresentano…
Daniele Perticari