Gianluca Scamacca
Gianluca Scamacca

Ascoli Piceno, 21 giugno 2020 - Si cambia allenatore per “cambiare”. E se la squadra non cambia, continua ad avere gli stessi difetti, gli stessi pregi, la stessa tendenza e lo stesso modo di soccombere, cambiare non è servito a nulla.

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DISASTRO. Nel calcio c’è una cartina di tornasole magnifica: la classifica. Un disastro con Stellone. Un disastrissimo (passateci il termine) con Abascal. Uno che avrà grande appeal per il modo in cui, giovanissimo, affronta con grande caparbietà e capacità il suo ruolo, ma uno che nella fase cruciale della stagione, dopo un lockdown che ha riazzerato tanti parametri delle squadre, ha ottenuto zero punti in due partite. Zero.

MALLOPPO. E allora, di cosa parliamo? C’è un aspetto che preoccupa in maniera incredibile. Le avversarie dell’Ascoli, specie dopo la ripresa, arrivano sul malloppo col piano partita più elementare possibile. Attendere gli spazi o l’errore del Picchio per castigarlo. E concedergli null’altro. In poche parole, il massimo risultato col minimo sforzo. Bisoli lasciando il possesso palla ai bianconeri, Cosmi cercando di tenere palla il più possibile per far sfiancare i giocatori di Abascal.

PSICODRAMMA. Il tutto, senza idee nuove offensive: Ninkovic è il fratello buono del fantastico cattivone dedito allo psicodramma del 2019, Scamacca – che è un giocatore forte, anzi fortissimo! - deve a volte arrivare da Troiano a prendersi palloni giocabili, Morosini stenta ad accendersi (e col Perugia resta proprio spento), Trotta è abulico e nessuno, ripetiamo nessuno, sembra aver tratto giovamento dal cambio di allenatore. Purtroppo, aggiungiamo.

E’ necessario e doloroso, dopo una buia serata come quella di Ascoli-Perugia, citare l’inizio di una ballata triste di De André, per chiudere. “È una storia da dimenticare. È una storia da non raccontare. È una storia un po' complicata. È una storia sbagliata”. Se nel calcio i risultati sono sempre stati di quelli che hanno pianificato e rispettato i piani e non di quelli pronti al costante tourbillon, un motivo ci sarà. Quanto vorremmo avere torto…