Bancarotta Cat, sono tutti colpevoli

Arriva dal tribunale di Ascoli la sentenza sul fallimento dichiarato nel 2013: ecco le condanne

Bancarotta Cat, sono tutti colpevoli

Bancarotta Cat, sono tutti colpevoli

Tutti colpevoli. E’ arrivata poco dopo le 18 di ieri la sentenza del processo riguardante la bancarotta del Centro assistenza tecnica Confesercenti Services di San Benedetto, dichiarato il 24 maggio 2013. È stata la presidente del Collegio del tribunale di Ascoli Alessandra Panichi a leggere il dispositivo. Sono stati condannati a 2 anni di reclusione ciascuno Ilenia Illuminati e Giuseppe Ricci; a 2 anni e 8 mesi, invece, Giacomo Sciarra, Nino Capriotti, Bruno Tommaso Traini e Paolo Perazzoli. A tutti sono state concesse le attenuanti generiche e a Ricci è stata disapplicata la recidiva. Annunciano fin d’ora ricorso in Appello le difese di tutti gli imputati che hanno sempre rivendicato la propria estraneità alle accuse. Piuttosto simili erano state le richieste fatte a novembre dalla pubblica accusa che aveva proposto condanne a 2 anni e 2 mesi per Illuminati, a 3 anni per Sciarra, a 2 anni per Ricci, a 2 anni e 8 mesi per Capriotti, a 3 anni per Traini e Perazzoli. Illuminati è stata indagata come amministratore unico del Cat dal 26 giugno 2010; Sciarra come presidente del consiglio di amministrazione dal 10 giugno 2005 al 26 giugno 2010 e nel periodo giugno-settembre 2000. Ricci invece è stato presidente del Cda di Cat Confesercenti dal 18 giugno 2004 al 10 giugno 2005. Capriotti come presidente provinciale e rappresentante legale della Confesercenti (socia unica del Cat) della provincia di Ascoli dal 30 ottobre 2001 al 4 agosto 2009; è stato anche vicepresidente dal 30 giugno 2003 sino al 18 giugno 2004 e consigliere dal 29 giugno 2000 fino al 30 giugno 2003. Triani è coinvolto in quanto presidente provinciale della Confesercenti dal 4 agosto 2009 al 29 marzo 2017.

Infine Perazzoli come direttore della Confesercenti provinciale dal 18 marzo 2004 al gennaio 2010. Erano tutti accusati in concorso fra loro e a vario titolo di bancarotta fraudolenta patrimoniale avendo – secondo la magistratura – distratto dal patrimonio della società Cat prima del fallimento somme di denaro per un importo complessivo di 549 mila euro. Soldi che sarebbero stati erogati nel corso degli anni al socio unico Confesercenti delle Province di Ascoli e Fermo quali finanziamenti infruttiferi, non ponendo in essere alcuna azione finalizzata al rientro delle somme erogate. Per la Procura di Ascoli l’importo finanziato veniva iscritto nella contabilità Cat quale credito nei confronti del socio Confesercenti e, nel mentre, la società fallita sin nel 2003 (fatta eccezione per il 2004) conseguiva ingenti perdite (tra l’altro mai ripianate dal socio unico) che determinavano dal 2007 un patrimonio netto negativo.

Peppe Ercoli