Il presidente provinciale della Fipe Confcommercio, Daniele Fabiani
Il presidente provinciale della Fipe Confcommercio, Daniele Fabiani
"Così si rischia di passare dalla ragione al torto": il presidente provinciale della Fipe Confcommercio, Daniele Fabiani, ha commentato la protesta dei ristoratori che si è tenuta martedì a Roma e che è stata caratterizzata anche da alcuni tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine. "Martedì sarò a Roma in qualità di presidente provinciale Fipe, insieme ai miei colleghi di tutta Italia, per far sentire la nostra voce: prendiamo infatti le distanze da ogni tipo di manifestazione violenta, lontanissima dalla nostra impostazione che si basa invece sul dialogo e sul...

"Così si rischia di passare dalla ragione al torto": il presidente provinciale della Fipe Confcommercio, Daniele Fabiani, ha commentato la protesta dei ristoratori che si è tenuta martedì a Roma e che è stata caratterizzata anche da alcuni tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine. "Martedì sarò a Roma in qualità di presidente provinciale Fipe, insieme ai miei colleghi di tutta Italia, per far sentire la nostra voce: prendiamo infatti le distanze da ogni tipo di manifestazione violenta, lontanissima dalla nostra impostazione che si basa invece sul dialogo e sul confronto".

Fabiani ha poi parlato della situazione attuale di chi ha un bar o un ristorante: "Quanto accaduto a Roma è sintomo di una forte esasperazione da parte degli esercenti, anche se poi certe azioni dell’1% degli imprenditori rovinano l’immagine di un’intera categoria, che passa rapidamente dalla parte del torto. Noi martedì ribadiremo la necessità di avere date e tempi certi per una riapertura. E poi punteremo i piedi sulle risorse previste nel decreto Sostegni, perché così non va".

Per il rappresentante dei pubblici esercizi, infatti, i ristori non sono assolutamente adeguati alla reale situazione del settore: "Più che un sostegno potremmo parlare di un’elemosina. Chi ha perso il 29% del fatturato non ottiene nulla mentre chi ha superato il 30% vede arrivare solo briciole. Parliamo di cifre che permettono di pagare appena la bolletta della luce. Non è stato considerato – ha aggiunto Fabiani – che noi diamo lavoro a intere famiglie: siamo stati abbandonati, dopo tante belle promesse. Le risorse messe in campo sono poche e sono state anche mal distribuite. Le piccole imprese, che sono la maggior parte nel settore dei pubblici esercizi, sono ormai in ginocchio e non sono state ascoltate né garantite".

Tutto questo mentre bar e ristoranti continuano a lavorare solo con la consegna a domicilio e con l’asporto, con molti titolari che spesso decidono di tenere abbassata la serranda perché le entrate non coprono le spese necessarie per stare aperti. Ci sarà da stringere i denti ancora per un po’, visto che per tutto aprile non ci sarà la possibilità di tornare in zona gialla: rosso e arancione saranno gli unici due colori ammessi di questo mese, che obbligheranno le attività di ristorazione a lavorare solo con domicilio e asporto. Con la zona gialla qualcosa cambierebbe, perché permetterebbe l’apertura a pranzo.

Per capire se e quando si potrà tornare a una parvenza di normalità bisognerà aspettare ancora, anche se a livello governativo si è cominciato a parlare del 20 aprile come data in cui iniziare a valutare le riaperture: "Noi ribadiamo la necessità di sapere con un congruo anticipo quando potremo tornare a ospitare i nostri clienti, perché dobbiamo organizzare una macchina che non si accende e si spegne con un bottone da un giorno all’altro", ha concluso Fabiani.

Daniele Luzi