Botte dentro il locale. Assolto un ristoratore

Per una baruffa con un suo dipendente era stato condannato, salvo poi fare ricorso: i giudici della Corte d’Appello di Perugia lo hanno prosciolto.

Botte dentro il locale. Assolto un ristoratore

Botte dentro il locale. Assolto un ristoratore

La Corte d’Appello di Perugia ha assolto un ristoratore ascolano, per i fatti avvenuti nel suo locale a marzo 2014 quando ebbe un diverbio piuttosto animato con un suo dipendente. Erano entrambi accusati di lesioni aggravate. In primo grado l’ascolano, assistito dall’avvocato Angelozzi (foto), era stato condannato a quattro mesi, mentre il cuoco extracomunitario a quattro mesi e dieci giorni; quest’ultimo doveva rispondere anche dell’accusa di minacce non solo nei confronti del suo datore di lavoro, ma anche di una donna che era presente nel locale. Una sentenza che è stata riformata in Appello a giugno 2021 con la pena al ristoratore scesa a tre mesi e 20 giorni, ma che l’avvocato Angelozzi ha impugnato trovando soddisfazione davanti alla Corte di cassazione che ha stabilito che della posizione del ristoratore doveva occuparsi di nuovo un tribunale, nello specifico la Corte d’Appello di Perugia, competente per le Marche. E’ invece definitiva la condanna del dipendente che non ha presentato ricorso. Nei giorni scorsi il processo a Poli è terminato con la sentenza assolutoria pronunciata dai giudici della Corte d’Appello di Perugia. Tutto era nato dal fatto che a tarda sera il cuoco si era rifiutato di cucinare una pizza e aveva colpito con un bicchiere rotto il ristoratore causandogli lesioni guaribili in 15 giorni. L’aveva poi minacciato di morte brandendo una spada da arredo aggiungendo che gli avrebbe bruciato la casa. Il titolare del ristorante era accusato di aver reagito prendendo a schiaffi e pugni il cuoco e colpendolo a sua volta con un bicchiere rotto, provocandogli ferite guaribili in 20 giorni. Quando sono stati sentiti in tribunale durante il dibattimento di primo grado i due imputati hanno dato versioni diametralmente opposte su come sono andati i fatti per i quali, alla fine, il giudice Barbara Bondi Ciutti ha condannato entrambi. Nel ricorso presentato alla Corte di Cassazione, l’avvocato Angelozzi ha sostenuto che la corte d’appello di Ancona ha emesso una sentenza di condanna del ristoratore provvedendo alla ricostruzione del fatto storico, omettendo di leggere i motivi di impugnazione e quindi omettendo di leggere tutte le deposizioni testimoniali che convergevano verso un episodio di autolesionismo del dipendente. "Si è ferito da solo" disse un testimone durante il processo. La Corte di Perugia gli ha dato ragione.

Peppe Ercoli