Bruna Corradetti riceve il premio
Bruna Corradetti riceve il premio

Ascoli Piceno, 10 novembre 2019 - Giovane genio piceno riceve il premio «Bwp Cup» alla Spezia. Si tratta di Bruna Corradetti, la scienziata castignanese, che cresce tra il profumo dell’anice verde ed il fascino dei calanchi e che sin da piccola sviluppa amore per la natura, ma soprattutto curiosità di osservarla e comprenderne anche i dettagli più nascosti. Corradetti è l’orgoglio Piceno, lavora nel campo della medicina rigenerativa con l’ambizione di sviluppare strategie innovative per il riparo di danni causati da infiammazioni croniche, ma anche di malattie oncologiche.

La sua vita si divide tra gli Stati Uniti, dove lavora a Houston presso il Methodist Research Insitute e il Galles dove è professore associato all’University Medical School. La scienziata è tra i 100 talenti italiani e prima donna segretaria della prestigiosa società scientifica per la medicina traslazione Eustm, a questi riconoscimenti si aggiunge anche l’ultimo ambizioso premio «Bwp Cup» ricevuto alla sezione La Spezia della Fidapa. Corradetti si è laureata in biologia applicata e molecolare all’Università Politecnica delle Marche nel 2008, nel corso degli anni ha ottenuto il dottorato di ricerca in Scienze Biomolecolari dividendosi tra centri di eccellenza internazionali tra i quali lo Scottish Centre for Regenerative Medicine e la Yale University. Nel 2012 vince una borsa di studio di due anni per la Medicina molecolare che le consente di lavorare alla Houston Methodist Research Institute (Texas, USA) e contribuire con successo allo sviluppo di nanomateriali bioattivi da utilizzare nella ricostruzione di tessuti muscolo-scheletrici nell’ambito di un progetto finanziato dal Dipartimento della Difesa americano. Importanti scoperte che vengono applicate anche nella cura delle malattie oncologiche.

Dottoressa Corradetti, che effetto fa essere un’eccellenza del mondo ed essere insignita di questo nuovo premio?
«Sono lusingata, è una grande soddisfazione, in questi anni ho dato tutta me stessa alla ricerca e sono arrivate anche tante soddisfazioni. Faccio questo lavoro con passione, entusiasmo e intraprendenza».

Un lavoro che la porta in giro per il mondo?
«Mi divido tra il Galles e gli Stati Uniti, ma spesso sono anche in altri luoghi per seminari e collaborazioni».

Le manca l’Italia?
«Certo, mi manca il flolklore, il calore di questo straordinario paese, non mi manca dal punto di vista lavorativo. Mi occupo dei giovani, li indirizzo, perché sono convinta che c’è del buono in loro e che potranno cambiare il futuro di questo Paese, con le mie esperienze spero di restituire ai giovani la speranza di un’Italia che si batte per migliorarsi, che si apre al mondo con curiosità e li sprona a guardarsi intorno perché il bello della partenza, spesso, è anche il ritorno».

Il suo è un lavoro straordinario, che accende speranze, anche per la cura di malattie oncologiche?
«La ricerca sta facendo molto per combattere il cancro, queste malattie sono in continua evoluzione. Nel 2018 ho preso parte ad un progetto supportato dal programma Marie Curie Fellowship-Cofund della Comunità Europea, volto a sfruttare i meccanismi naturali di comunicazione (chiamati esosomi) tra le cellule per sviluppare piattaforme in grado di educare il sistema immunitario e bloccare infiammazioni croniche. Questi approcci hanno un enorme potenziale non solo nel campo della medicina rigenerativa, ma anche nel trattamento di tumori per i quali al momento non esistono cure».

Come nasce la sua passione per la scienza?
«La ricerca era nel mio dna, a 8 anni ho chiesto ai miei genitori di regalarmi un microscopio vero e da lì è cambiata tutto, nella vita, bisogna avere fame di conoscenza».