La statuetta attributa a Michelangelo
La statuetta attributa a Michelangelo

Ascoli, 21 maggio 2019 - «È una storia che farebbe rabbrividire Dan Brown». L'avvocato ascolano Francesco Ciabattoni commenta così, ironicamente, l'impresa 'titanica' che è riuscito a portare a compimento. Una storia che vede tanti protagonisti, intrighi, truffe, mafia e massoneria. Di materiale ce n'è così tanto che ci si potrebbe costruire una serie tv, ma al centro c'è un solo elemento: una statuetta lignea attribuita a Michelangelo, che per anni ha costituito il pomo della discordia tra l'Italia e la Repubblica di San Marino e che ora sta per fare il suo trionfale ingresso nel Battistero di Ascoli.

AGGIORNAMENTO Il pm di Rimini chiede la confisca dell'opera

Per addentrarci nel cuore di questo 'romanzo criminale' è però doveroso lasciare la parola al suo attore principale, l'avvocato Ciabattoni, difensore del proprietario dell'opera, Angelo Boccardelli, che dopo un contenzioso durato 7 anni e lunghe indagini giudiziarie è tornato in possesso del bene. «Boccardelli aveva ricevuto la statuetta dal conte Giacomo Maria Ugolini – racconta il legale - ambasciatore del Titano in Giordania e in Egitto, di cui era primo segretario. Nel 2006 gliela aveva lasciata in eredità per testamento».

A un certo punto, però, il clima si è fatto teso. «Boccardelli fu accusato di concorso esterno in associazione mafiosa – dice ancora Ciabbattoni – si sospettavano rapporti con la 'Ndrangheta e finì in carcere, mentre il suo socio, Giorgio Hugo Balestrieri, legato al Rotary club, era a New York, ricercato in Italia per lo stesso motivo. Mi sono trovato tra due fuochi e inevitabilmente si è sollevato il velo del sospetto». Difatti, la procura di Torino e quella di San Marino aprirono un procedimento per riciclaggio nei riguardi di entrambi, ipotizzando che il bene (collocato in una cassetta di sicurezza della banca sammarinese Euro Commercial Bank) avesse una provenienza illecita.

Tuttavia, nel 2015, Boccardelli fu assolto e uscì di galera. «Quando caddero le accuse, fu archiviato anche il procedimento - dice ancora l'avvocato – imbastito senza prove». Nel frattempo, la palla è passata alla procura di Rimini, che richiese il dissequestro del bene e la sua restituzione al proprietario tramite rogatoria, ma il commissario della legge di San Marino, Alberto Buriani, ordinò il dissequestro, disponendo però che l'opera restasse nel caveau della banca, visto che la Commissione per la Conservazione Dei Monumenti aveva posto un vincolo.

Ciabattoni ha risposto con una diffida non ricevendo mai risposta, ma poi, grazie all'intercessione dell'ambasciatore Italiano sul Titano, Guido Cerboni, è stato trovato l'accordo e la segreteria degli Affari Esteri di San Marino ha acconsentito alla restituzione del bene, che sarà ospitato nel battistero di Ascoli entro l'estate. «Ho voluto fare un regalo alla mia città - dice l'avvocato- Boccardelli mi doveva qualcosa e gli ho chiesto di fare un dono ad Ascoli, città che amo moltissimo. Così, in accordo con il vescovo D'Ercole, abbiamo trovato il luogo ideale per esporre quest'opera straordinaria».

L'attribuzione al Buonarroti della statuetta lignea, raffigurante un Cristo di 40 centimetri, è stata dichiarata dal professor Henrich Pfeiffer, insegnante di storia dell'arte cristiana all'Università gregoriana di Roma. Donata al conte Ugolini nel 1979 dal patriarca melchita di Costantinopoli Maximus V, la preziosa statuetta fu trasferita in una cassetta di sicurezza della Euro Commercial Bank di San Marino da Giorgio Balestrieri, per timore che potesse finire nelle mani sbagliate. Ma c'è di più. «Ci fu un caso di truffa – dice l'avvocato – nel 2012 il ministro Bondi acquistò un Cristo da un antiquario di Torino, che era stato spacciato per quello di Michelangelo, spendendo oltre 3 milioni. Ben presto, però, si scoprì che l'originale era nelle mani di Balestrieri e si aprì un'inchiesta per truffa nei confronti dell'antiquario e di Bondi per danno erariale».

Per quanto riguarda l'arrivo del bene ad Ascoli, invece, Ciabattoni ringrazia la deputata Rachele Silvestri. «Mi ha aiutato tantissimo per risolvere questa faccenda – afferma – facendo anche da ponte con l'ambasciatore Cerboni». Adesso non resta che attendere il grande ritorno del crocifisso, la cui data non è stata ancora divulgata per ragioni di sicurezza.