Davide Valacchi e Michele Giuliano in Iran
Davide Valacchi e Michele Giuliano in Iran

Ascoli Piceno, 16 giugno 2019 -ò «La meta è partire», scriveva Giuseppe Ungaretti. Ed è proprio questo lo spirito del viaggio intrapreso da Davide Valacchi, che ha già macinato migliaia di chilometri in sella ad un tandem, ma l'ombra della stanchezza non sembra aver oscurato la sua insaziabile sete di scoperta. Dopo 3 mesi di pedalate, infatti, Davide ha varcato il confine iraniano ed è arrivato a Teheran accanto a Michele Giuliano, partito con lui da Roma lo scorso 8 marzo alla volta di Pechino. A Teheran, avrebbe dovuto dargli il cambio Samuele Spriano, ma le carte in tavola sono cambiate e adesso i 3 amici proseguiranno il viaggio insieme. La meta è ancora lontana e vedrà i 3 giovani ciclisti attraversare il Turkmenistan, l’Uzbekistan, il Tagikistan, il Kirghizistan e, infine, la Cina. Ma a sentire i racconti di Davide, forse la meta non esiste nemmeno. Forse la meta è proprio il viaggio, quello che gli sta cambiando la vita.

Davide, come sta procedendo questa avventura?
«È una sorpresa continua. Ora siamo a Teheran, ma prima di arrivare abbiamo avuto una disavventura. Eravamo a 40 chilometri da Tabriz quando si è spezzato il telaio del tandem. Ci siamo spaventati, perché andavamo molto veloce e abbiamo rischiato di finire in mezzo alla strada, ma per fortuna Michele è stato bravissimo a reggere il mezzo».

E a quel punto casa avete fatto?
«Siamo rimasti a piedi, ma la fortuna non ci ha abbandonati. Lo spiacevole incidente, infatti, è avvenuto a ridosso di un autogrill, e la cosa non era scontata, visto che tra una città e l'altra, qui, ci sono chilometri e chilometri di nulla. Abbiamo fatto autostop e a Tabriz abbiamo preso il pullman che in 7 ore ci ha portato a Teheran».

E per il tandem come avete risolto?
«Ero disperato perché non si poteva riparare. L'unica soluzione era comprarne uno nuovo spendendo molti soldi. Per fortuna ci è venuta in aiuto la Fainplast di Ascoli, che ringrazio con tutto il cuore. Ho chiamato Roberta Faraotti per spiegargli la situazione e lei mi ha rassicurato. La mattina dopo era già arrivato un bonifico di 3mila euro. Sono stati fantastici. La fortuna è stata dalla nostra parte anche per le tempistiche, visto che Samuele stava per raggiungerci e ha così potuto portarci il nuovo tandem».

Che ne sarà di quello vecchio?
«Continuerà a viaggiare. Difatti sarà riparato e oggi stesso lo abbiamo donato a una federazione di non vedenti iraniani. Alla cerimonia ha partecipato anche il comitato paraolimpico nazionale».

E adesso dove siete diretti?
«Proseguiremo verso est, ma anziché passare per l'interno, che è molto arido, costeggeremo il mar Caspio. Dopodiché entreremo in Turkmenistan e affronteremo 500 chilometri di deserto nel periodo più caldo dell'anno, ma ci penseremo a tempo debito, visto che mancano ancora 1200 chilometri».

Che impressione ti ha fatto l'Iran?
«Le mie aspettative non sono state tradite. Qui le persone sono entusiaste di noi, sia per motivi legati al regime, sia per la crisi economica, che non permettono alla gente di viaggiare molto né di entrare in contatto con l'occidente. Sono tutti molto ospitali e felicissimi di incontrarci. Al nostro arrivo gli applausi e suoni dei clacson non finivano mai.

Avete conosciuto persone del posto?
«Si, e abbiamo vissuto un divertimento diversissimo dal nostro. Ci sono regole rigide, non si può bere alcol e non ci sono bar, i trasgressori vanno incontro a severe punizioni. Diciamo che il peso del regime si sente, soprattutto per le donne che hanno molte limitazioni. Un altra ombra è data dal traffico, che è inimmaginabile. Non ci sono regole e bisogna stare molto attenti, credo che quando andremo via da qui partiremo di notte».