Rubinetti bloccati, ci si affida alle bottiglie d’acqua: a volte anche per lavarsi
Rubinetti bloccati, ci si affida alle bottiglie d’acqua: a volte anche per lavarsi

Ascoli Piceno, 22 settembre 2021 - Se il terremoto ha dato la botta più grossa, siccità e sprechi hanno fatto il resto. C’è un prima e un dopo nella storia dell’acqua del Piceno, tanto buona da sognare un imbottigliamento, così poca da essere razionata. Anno dopo anno, zona dopo zona. Le chiusure notturne vanno avanti a sprazzi dal 2019, si estendono a macchia di leopardo fino a coinvolgere quasi tutte le zone delle province di Ascoli e Fermo. Da qualche settimana diversi Comuni sono tornati a non avere acqua di notte: dalle 22 alle 6 rubinetti a secco. Dal sisma di cinque anni fa l’oro blu è quasi scomparso, alcune sorgenti sono sparite, altre hanno diminuito di molto la loro portata.

Crisi idrica Ascoli Piceno, niente acqua di notte. A secco altri 18 Comuni 

Il nesso di causalità tra il terremoto e le variazioni del regime della circolazione idrica sotterranea è stato riconosciuto dalla Protezione Civile: le scosse hanno cambiato il corso della storia. A peggiorare le cose altri due fattori: siccità e poco buon senso. Di pioggia se ne vede sempre meno, la neve durante gli inverni è quasi un lontano ricordo. Ma l’altro fattore non è da meno: dopo il sisma si decise di azzerare il costo delle bollette dell’acqua nelle zone del cratere. Risultato? Consumi aumentati anche del 300%. Un disastro che ha portato la Ciip, società che distribuisce l’acqua in 59 comuni delle province di Ascoli e Fermo, a iniziare a razionalizzare il bene più prezioso.

Così a gennaio 2019, per tre mesi, è arrivato il primo stop. L’anno scorso da luglio altri mesi senza acqua di notte. E poche settimane fa il terzo provvedimento in tre anni. E allora che fare? La Ciip, che ha in carico 179mila utenze per una popolazione intorno ai 300mila residenti, punta su due grandi progetti. Il nuovo acquedotto antisismico dal costo complessivo di 100 milioni e già finanziato per il primo tratto (27 milioni di contributi) e l’anello acquedottistico che dovrebbe collegare le strutture di Ascolano, Fermano, Maceratese e uno spicchio di Anconetano in modo da poter mettere tutte le acque delle varie zone in rete, così da coinvogliarle dove c’è bisogno.

Ma a che punto siamo? Per il nuovo acquedotto antisismico l’ex capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, un anno fa arrivò a sbilanciarsi, indicando il 2025 come data di fine lavori: "La Ciip – disse – andrà di corsa per far sì che nel 2025 potremo essere di nuovo qui, per cogliere i frutti di questa attività".

L’anello è un progetto ancor più mastodontico e quindi anche la prospettiva temporale, di esecuzione e termine dell’opera, è spostata parecchio in avanti nel tempo. Allora la ricerca di nuove fonti di approvvigionamento sembra essere l’unica strada per la salvezza, seppur lunga, difficile e dall’esito incerto.

A questo va aggiunta a una maggiore consapevolezza nell’uso dell’acqua: sprecarla oggi significa fare un danno a tutta la collettività, alle prese con una crisi di cui non si vede ancora la luce. Per ora si va avanti con la danza della pioggia ringraziando i tre impianti di soccorso (Castel Trosino, Fosso dei Galli e Santa Caterina) che provano a limitare i danni.