"Riaprire in sicurezza per salvare tutta la filiera dell’agroalimentare": questo il mantra della Cna Picena, che ha messo sotto la lente la difficile situazione di bar e ristoranti costretti anche per tutto aprile a lavorare solo con asporto e domicilio, visto che non ci sarà alcuna zona gialla in questo periodo. "L’evidenza epidemiologica – ha spiegato Francesco Balloni, direttore della Cna Picena – non consente di imputare a bar e ristoranti, e alla ristorazione in genere, la...

"Riaprire in sicurezza per salvare tutta la filiera dell’agroalimentare": questo il mantra della Cna Picena, che ha messo sotto la lente la difficile situazione di bar e ristoranti costretti anche per tutto aprile a lavorare solo con asporto e domicilio, visto che non ci sarà alcuna zona gialla in questo periodo. "L’evidenza epidemiologica – ha spiegato Francesco Balloni, direttore della Cna Picena – non consente di imputare a bar e ristoranti, e alla ristorazione in genere, la trasmissione del virus che è rimasta a livelli particolarmente elevati anche da prima di Natale, da quando queste attività sono praticamente chiuse. Nel frattempo i ristori e i sostegni per il settore sono stati del tutto inadeguati a compensare le perdite subite". Per l’associazione di categoria bisogna individuare un rigoroso assetto di regole, per far ripartire in sicurezza le numerose imprese che operano nel campo della ristorazione e degli eventi. La richiesta principale è la certezza di poter tornare a svolgere la propria attività con un certo grado di regolarità.

"Le aperture ad intermittenza costituiscono un ostacolo per l’ordinaria pianificazione del lavoro, che si struttura – ha aggiunto Luigi Passaretti, presidente della Cna Picena – sull’acquisto e la trasformazione di prodotti che per loro natura presentano carattere di deperibilità. Su questo ci vogliono regole precise e pianificazione di ristori anche a monte, perché se soffre il settore è una questione che riguarda tutta la filiera".Anche perché i numeri del comparto sono di quelli importanti: nella nostra provincia parliamo di 3.584 imprese di coltivazione agricola e produzione di prodotti animali, 298 industrie alimentari e 29 delle bevande. Tra 2020 e 2019 nel Piceno c’è stato un calo per le ditte agricole dell’1% (il più basso delle Marche), mentre quelle alimentari sono cresciute in provincia del 3,8%, unico dato positivo a livello regionale. Segno che comunque il settore è vivo.

La responsabile del settore agroalimentare, Caterina Mancini, ha parlato anche della necessità di prevedere "la separazione tra cerimonie e feste, che vengono erroneamente accomunate nelle disposizioni vigenti. Questa separazione consentirebbe di considerare correttamente la cerimonia come evento organizzato, quindi consentito in zona gialla, con l’applicazione dello specifico protocollo di sicurezza. Infatti le cerimonie sono attività organizzate, che devono sottostare ai protocolli previsti per il settore".

d. l.