Flavio Ciabattoni, ascolano, 29 anni
Flavio Ciabattoni, ascolano, 29 anni

Ascoli, 20 febbraio 2020 - «L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà». Citando le parole che Marco Polo rivolse a Kublai Khan in un noto romanzo di Italo Calvino, l'ascolano Flavio Ciabattoni, classe 1991, tenta di trasmetterci l'essenza dei viaggi che gli hanno cambiato la vita. Uno di questi si è da poco trasformato in libro dal titolo 'Marocco senza veli. Diario di viaggio di un millennial europeo'. Dopo gli studi alla Bocconi, alla Copenhagen Business School e alla Istanbul Koç University, Flavio aveva iniziato a lavorare come Insights Manager alla P&G London, ma ad un certo punto ha deciso di mollare tutto, preferendo inseguire i suoi sogni: viaggiare per il mondo alla scoperta dei tesori del passato e delle contraddizioni del presente: «Sento che più viaggio, più sono in grado di apprezzare la mia cultura. E più mi innamoro della mia cultura, più riesco a vedere la bellezza nelle altre culture, perché sono in grado di tracciare i legami tra ciò che è mio e ciò che è loro. E ciò che è mio, molto probabilmente era loro in passato, e ciò che è loro, verosimilmente, sarà mio in futuro». Con queste parole, l'autore ci catapulta nelle sue avventure, solcate da profonde riflessioni sulla storia, la religione islamica, la condizione delle donne in Medio Oriente, l'economia del presente, quella del futuro e molto altro ancora...

Come mai ha deciso di lasciare tutto per lanciarti in questa avventura?
«Dopo tre lauree in economia, si immagina di lavorare a più non posso, sperando di fare il boom per poi godersi la vita. Ma mi sono detto: e se, quando sarò pronto a godermi la vita, avranno distrutto le piramidi, Machu Picchu sarà chiusa al pubblico e la Tailandia sarà seppellita da montagne di plastica? Ci sono voluti millenni per costruire Aleppo e Palmira e soltanto pochi mesi per distruggerle...».

Quale itinerario ha seguito?
«Sono partito da solo e ho trascorso un mese in ognuno di questi paesi: Marocco, Tunisia, Egitto, Libano e Giordania, Iran e India. Per me il viaggio ha tre componenti: cultura, gastronomia e natura. Sarò pure campanilista, ma per me il Mediterraneo rappresenta la perfetta sintesi tra queste tre cose. Insieme al fatto che sono un appassionato di cultura latina, greca e araba».

Ha voluto trasmettere un messaggio ai tuoi lettori?
«Ho iniziato questo libro con l’idea di descrivere l’esperienza di un europeo che scopre la cultura arabo-musulmana e alla fine mi sono ritrovato tra le mani un testo che parla di un arabo-musulmano che scopre la cultura europea. Questo perché i viaggi non sono mai di esplorazione, ma di riscoperta: delle nostre radici, della nostra cultura, della nostra storia».

I personaggi che affollano il suo diario sono tutti veri, o la realtà si mescola all'invenzione?
«Tutto è vero, ma ho dovuto cambiare alcuni dettagli per proteggere la privacy delle persone coinvolte e ho dovuto utilizzare espedienti narrativi per tenere viva l’attenzione del lettore. Quando scrivi un libro 'non-fiction' devi dare fondo a tutta la tua creatività, non per quello che racconti (che è già definito dal reale svolgimento degli eventi) ma per come lo racconti».

Il suo è un libro pieno di domande, ma questo viaggio le ha dato anche qualche risposta?
«L’unica cosa che ho capito è che più viaggi, più le tue certezze si frantumano. Non sono tornato con risposte ma con ancora più domande. Detto questo, di una cosa posso dirmi convinto: noi non ci rendiamo mai conto abbastanza di quanto siamo fortunati. Ho imparato ad apprezzare la nostra cultura, i nostri valori e il nostro stile di vita europeo da quelle stesse persone che ho incontrato nei miei viaggi; persone per cui ottenere un visto turistico Schengen è il sogno della vita, un sogno molte volte irrealizzabile. Nel mondo, c’è un interesse, una stima e una curiosità nei nostri confronti che noi non possiamo nemmeno immaginare. Ti racconto un episodio che mi ha toccato tanto: fui ospitato da un ragazzo in Iran e sul muro di camera sua c’era una serie di post-it con tutti i suoi progetti di vita (laurea, patente, lavoro etc). E come obiettivo ultimo c’era l’Europa. Certe volte penso che essere europeo non sia una caratteristica anagrafica ma un’ideale, una serie di valori, uno stile di vita, una mentalità. Europeo non è chi nasce europeo ma chi si sente europeo».

Il finale del libro lascia intendere che potrebbe esserci un nuovo viaggio, e quindi un altro libro all'orizzonte...
«In realtà lo sto già scrivendo! “Egitto Senza Veli” è in arrivo. Sarà un libro attento agli aspetti geopolitici, in particolare alla partita che si sta giocando in Libia tra Qatar e Turchia da una parte ed Emirati Arabi ed Egitto dall’altra, insieme ad altre questioni, tra cui quella energetica e quella religiosa».