La denuncia presentata alla polizia per aggressione e Raniero Bertoni
La denuncia presentata alla polizia per aggressione e Raniero Bertoni

Ascoli, 8 gennaio 2018 - «Mi ha detto: 'Sono nazista, i gay non devono entrare in questo locale. Adesso ti do modo di denunciarmi', poi ha alzato un braccio con l'intento di colpirmi, ed è passato dall'altra parte del bancone». A raccontarlo è Raniero Bertoni, il 54enne ascolano che sabato mattina si è recato in Questura per sporgere denuncia nei confronti di Stefano Procaccioli, titolare del bar delle Caldaie accusato di averlo minacciato, aggredito e poi cacciato dal locale perché di orientamento omosessuale.

La notizia ha fatto subito scalpore, suscitando un'ondata di reazioni sul web. Dal canto suo, però, il titolare del bar si è difeso asserendo di essere stato molestato dall'avventore, che lo avrebbe provocato e importunato a lungo, pronunciando battute volgari e disturbando la quiete all'interno del locale. E dopo essere andato in questura per depositare le immagini riprese dalla telecamera di videosorveglianza, ora al vaglio degli inquirenti, Procaccioli è andato dritto dai Carabinieri, presentando una controdenuncia per molestie sessuali e una querela per diffamazione.

Stando a quanto dichiarato da Bertoni, comunque, non sarebbe la prima volta che si verificano fatti simili in quel bar, notoriamente frequentato da persone di estrema destra, mentre a detta di Procaccioli, l'avventore avrebbe più volte creato problemi all'interno del locale. «Mi ha molestato per due anni – ha detto – era ora di finirla».

Ma veniamo ai fatti. Era quasi l'una di notte di venerdì scorso quando Raniero Bertoni, omosessuale e attivista del movimento Lgbt, ha fatto ingresso all'interno del bar delle Caldaie. Ma c'è un motivo se Bertoni ha deciso di entrare proprio in quel locale, e a spiegarlo è lui stesso. «C'è un precedente – afferma –, ero già stato in quel posto, l'ultima volta il 13 ottobre, in occasione della festa del 'Coming out'. Quella sera, decisi di dichiarare il mio orientamento sessuale, ma fui avvicinato da un cliente che mi disse: 'E' meglio se te ne vai, perché qui gli omosessuali non possono entrare'.

Io mi sono innervosito, tanto da chiamare il 113 per segnalare lo spiacevole fatto. Non mi sentivo tranquillo. Successivamente, ho scritto un messaggio su Facebook ai gestori del locale, segnalando che mi ero sentito offeso da quella frase, ma non ho mai ricevuto risposta. Ciò nonostante ho deciso di non rinunciare a frequentare quel bar, proprio per non darla vinta agli omofobi».

Così, il 4 gennaio, Bertoni ci è tornato, ma la serata ha preso una brutta piega. «Venerdì sera stavo per tornare a casa – racconta – ma ho deciso di passare al bar il bicchiere della staffa. All'interno c'erano poche persone e io ho ordinato un calice di vino e sono andato a berlo fuori. Mentre sorseggiavo il drink, il proprietario del locale veniva ad infastidirmi e quando sono andato a pagare, ha declamato una frase sconvolgente: 'Sono nazista, i gay non devono entrare in questo locale. Adesso ti do modo di denunciarmi', poi ha alzato un braccio per darmi uno schiaffo e ho visto un lampo di cattiveria nei suoi occhi. Improvvisamente, è passato dall'altra parte del bancone e ha cercato di picchiarmi, ma io sono fuggito. Mi ha inseguito fino alla porta, poi non so se qualcuno lo ha fermato. Fatto sta che non mi ha raggiunto, ma io ho subito chiamato il 113».

Ma il racconto del titolare del bar è un po' diverso: «Non ho mai pronunciato quella frase – dice Stefano Procaccioli –. È vero, il mio è un bar di destra, ma nonostante ciò lui è venuto anche altre volte e nessuno gli ha mai detto nulla, nonostante infastidisse i clienti. Sono due anni che mi molesta, ma di solito si limitava a fare due battute per poi andare via. Anche quella sera è entrato nel bar con l'intento di provocare. Ha iniziato a fare battute volgari a sfondo sessuale. Mi ha provocato per un'ora intera, finché non ho perso la pazienza. Sembrava un bambino capriccioso, così gli ho dato una sorta di scappellotto. Poi sono passato dall'altra parte del bancone e ho finto di inseguirlo, ma non volevo fargli del male. Volevo solo fargli capire che era ora di finirla. Adesso le immagini che ho consegnato alla Polizia faranno chiarezza. Io ho la coscienza a posto, e ho sporto denuncia per molestie sessuali insieme a una querela per diffamazione. Questa storia mi ha provocato un grave danno d'immagine».