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10 apr 2022

Girifalco: una passarella sospesa nella storia

10 apr 2022

Girifalco. Girone. Colle Sabulo. Tre nomi per il colle più alto di Fermo. Sabbia compressa la sua consistenza. Ricchissima vegetazione ai suoi fianchi. Mediterranea! Flora diversa distribuita da est ad ovest. Un Natale di anni fa quella porzione verde s’arricchì di decine di luci. Ognuna posizionata ai piedi di un albero, una siepe, un anfratto. Gioco stupendo che attirò centinaia di visitatori. Idea di Marco Renzi. La Rocca tremenda s’ergeva da un lato, dirimpettaia del Duomo. In giro, mura turrite e poche porte d’accesso ora distrutte e ormai dimenticate: una retrostante l’abside della Cattedrale, un’altra lungo lo stradone chiamato via Mazzini. Non è di storia o d’archeologia che si vuole trattare, ma di una possibile d’attrazione diversa. Marketing d’emozione.

Quanti, impegnati nel grand tour dei secoli scorsi, giunti in una cittadina, salivano la torre più alta per guardare le terre d’intorno, cogliere lo scenario con un unico colpo d’occhio. Ma chissà quanto sarebbe bello se il visitatore occasionale, il cittadino temporaneo, o lo stesso residente potesse circumnavigare il colle fermano sospeso a mezz’aria, percorrendo a piedi una passerella fissata ai fianchi del colle sotto la spianata di Girifalco sopra le vie che conducono al centro, più in basso della statua benedicente di san Savino, più in basso dell’attuale giardino di villa Vinci, rasentando il sito dove sorgeva la piccola chiesa di San Lorenzo, raggiungendo il Parco della Rimembranza. Un giro green tra specie arboree diverse, un giro tra immagini di secoli scorsi. Un nuovo sguardo alla città. Una scoperta mai fatta prima. E un immergersi in un racconto antico di Fermo. Qui, - si potrà dire - sopra le nostre teste, si sviluppò il primo nucleo abitativo di quello che sarà Firmun Picenum. Qui venne costruita un’opera di difesa che accolse i soldati di Pompeo Strabone durante la guerra sociale. Qui venne ritrovata la moneta con la scritta Fir, l’indoeuropeo che indicava un luogo alto, aspro, imprendibile.

Una passeggiata quasi nel vuoto. Non proprio un ponte tibetano come quello della Passerella sulle Cassandre, a Sondrio, o, più vicino a noi, come il passaggio aereo tra le querce che consentiva ai signori che abitavano la Rocca di Montevarmine, a Carassai, di recarsi a messa nella sottostante chiesa di Sant’Angelo in Piano. La Regione finanzierà l’ospitalità in tenda sui Sibillini e forse anche le case sugli alberi di Smerillo. Perché no, allora, una passerella dentro la storia?

Adolfo Leoni

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