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28 apr 2022

I nodi delle prove raccolte e le statistiche dei decessi

Accusa e difesa hanno dibattuto lungamente in aula: negli anni 2017 e 2018 il numero di morti nella struttura offidana si è alzato notevolmente

Nella requisitoria conclusa con la richiesta di condanna all’ergastolo a carico di Leopoldo Wick, il procuratore Monti ha toccato anche gli elementi sui quali si è a lungo polemizzato durante il processo, vale a dire la conservazione delle prove e le statistiche sul numero dei decessi registrati alla Rsa di Offida rispetto alle altre residenze sanitarie di Ascoli. La presenza media nella Rsa di Ascoli nel 2017 e 2018 è stata di 38 ospiti; nella Rsa di Offida rispettivamente 26 e 22. Partendo da questo dato Monti ha spiegato che "è significativo notare che, nonostante il numero di ospiti effettivo della Rsa di Ascoli (ospedale Luciani) fosse sempre decisamente maggiore degli ospiti effettivi della Rsa Offida, il numero decessi presso la struttura offidana è stato notevolmente maggiore negli anni 2017 e 2018, sia tenendo conto dei decessi avvenuti dopo il ricovero in ospedale sia tenendo conto solo dei decessi avvenuti in struttura o durante il trasporto. E’ altrettanto significativo notare come nel 2019 si ha un riallineamento delle divergenze".

Riguardo alla conservazione dei reperti la difesa di Wick sostiene che "non sono utilizzabili in giudizio per un motivo ben preciso: non mettiamo in dubbio la professionalità dei medici che li hanno fatti, ma la cosa è avvenuta in assenza della difesa dell’indagato" spiega ancora l’avvocato difensore Voltattorni.

"Dopo due anni, inoltre, i campioni si deteriorano anche se sono stati correttamente conservati a -20 gradi; e su questo punto concordano anche i consulenti nominati dalla Corte d’Assise".

Sul punto si è a lungo soffermato ieri il procuratore Monti. "Le questioni sulla catena di custodia e modalità del prelievo vanno affrontate esclusivamente sul piano della attendibilità e genuinità della prova e della salvaguardia da rischi di inquinamento e di incertezza sulla attribuibilità della traccia rilevata. Ma davvero si può sostenere che tutte le analisi e tutte le valutazioni sarebbero inutilizzabili perché non c’è l’etichetta adesiva sulle provette dei campioni di sangue prelevato con tutte le indicazioni da riportare in etichetta?"

"Questi campioni – ha spiegato il magistrato della Procura ascolana – sono stati inseriti in busta chiusa con –tranne in un caso- la scritta a pennarello del codice di identificazione del cadavere; in tutti i casi erano presenti documenti ufficiali e certi (certificato di morte, indicazione del punto di prelievo, giorno e ora del prelievo, chi aveva effettuato visita necroscopica e prelievo) che fornivano tutte le indicazioni".

p. erc.

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