"Cerchiamo personale, ma trovarlo è impossibile". È la voce dei ristoratori del Piceno, che all’alba della ripartenza si trovano pieni di energie ma privi di risorse. La pandemia, infatti, non ha agito solo sul filo dell’economia, mettendo in ginocchio il settore per un lungo periodo. C’è un altro seme cattivo che ha germogliato tra i banconi dei bar e i tavoli dei ristoranti: la ritrosia. Quella di chi era in cerca di occupazione, o che si stava lentamente inserendo nel mondo della ristorazione, e che ora ha deciso di cambiare rotta. Certamente ha influito la precarietà, quella di contratti non proprio...

"Cerchiamo personale, ma trovarlo è impossibile". È la voce dei ristoratori del Piceno, che all’alba della ripartenza si trovano pieni di energie ma privi di risorse. La pandemia, infatti, non ha agito solo sul filo dell’economia, mettendo in ginocchio il settore per un lungo periodo. C’è un altro seme cattivo che ha germogliato tra i banconi dei bar e i tavoli dei ristoranti: la ritrosia. Quella di chi era in cerca di occupazione, o che si stava lentamente inserendo nel mondo della ristorazione, e che ora ha deciso di cambiare rotta. Certamente ha influito la precarietà, quella di contratti non proprio attinenti allo stato delle cose, ma anche la rarità di quelli a tempo indeterminato. A pagare lo scotto sono i titolari dei locali, che dopo mesi di chiusure e restrizioni si trovano a fare i conti con la carenza di personale. "Prima del Covid era tutto più facile – afferma Dario Ciotti della ‘Locanda del Medioevo – anche se il problema esiste da sempre. Il nostro è un lavoro di rinuncia e sacrificio e dopo questo lungo periodo di reclusione sono pochi i ragazzi che decidono di imbarcarsi: c’è voglia di uscire e di fare, non certo di sacrificare tutti i week end. È dura trovare personale, soprattutto specializzato".

Ha la stessa impressione Monia Felicetti, titolare del pub ‘Quanto Basta’: "Dopo 15 mesi di pandemia molti dipendenti hanno deciso di cambiare lavoro – spiega – le casse integrazioni sono arrivate tardi e si è persa fiducia nella ristorazione. In questo momento sto cercando un aiuto cuoco, e faccio molta difficoltà. Mi sono rivolta all’istituto alberghiero ma non ho trovato nessuno, anche se cerco un dipendente da formare e da assumere per tutto l’anno, non solo per la stagione". A sottolineare il problema è anche Luca Minopoli del ‘Casanova Food & Drink’: "I giovani non hanno più voglia di lavorare, questa è la verità – afferma – ci si lamenta della disoccupazione, però, a conti fatti, ci si tira indietro. Noi stiamo cercando un aiuto cuoco che venga 4 volte a settimana e un aiuto in sala. Paghiamo anche bene, ma non troviamo nessuno, e non siamo gli unici. Probabilmente lo Stato ha esagerato con le misure assistenziali". La pensa così anche Paride Vagnoni, titolare del ristorante ‘Il Desco’ e del bar ‘Boccascena’, critico soprattutto sul reddito di cittadinanza e sui sostegni: "Il problema è enorme – dice – e certamente a crearlo sono anche gli stipendi troppo bassi, non dico di no. Ma non è la regola. Ci sono titolari che pagano bene, ma che spesso si trovano di fronte a ragazzi senza esperienza che pretendo fin da subito 1.500 euro al mese. Il settore deve essere ‘normalizzato’, questo è vero. C’è chi sottopaga i dipendenti per abbassare i prezzi, e questo non va bene. Certo è che lo Stato ha fatto dell’assistenzialismo una regola. Molti ragazzi prendono il reddito di cittadinanza e non hanno nessuna voglia di mettersi in gioco. Si è perso il vocabolo ‘gavetta’, e si è perso lo spirito imprenditoriale. Io sto cercando un aiuto cuoco al ristorante e al bar una persona che faccia apertura la mattina. Non trovo nessuno".

Valeria Eufemia