Ascoli, 10 gennaio 2019 - Secondo i medici sentinella, nel Piceno l’influenza ha colpito 8 assistiti ogni mille. E se per la quasi totalità il decorso della malattia fino ad ora è stato normale, senza complicanze particolari, per due, purtroppo, si è reso necessario il ricovero nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale ‘Mazzoni’. Si tratta di due donne, una del 1936 e una del 1956, non vaccinate e senza malattie pregresse. Entrambe hanno manifestato problemi polmonari piuttosto seri, ma fortunatamente ora sembrerebbero stare meglio, anche se si trovano ancora in terapia intensiva.

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Nell’Area vasta 5, dove sono state distribuite 47mila dosi di vaccino tra Centri vaccinali e ambulatori dei medici di medicina generale, per un numero di assistiti che supera di poco le 200mila unità, i casi di influenza rispecchiano la media nazionale. Ma ancora, benché si è già nella prima decade di gennaio, il picco non è stato raggiunto. «I più colpiti – dice il direttore del Servizio igiene e sanità pubblica dell’Area vasta 5, Claudio Angelini sono i bambini da zero a 14 anni, ma non siamo ancora in epidemia influenzale. Nell’ultima settimana c’è stato un aumento graduale del numero dei casi, che comunque sono sempre di meno rispetto alla scorsa stagione».

E anche tra i bambini, infatti, non sono stati pochi quelli ricoverati al nosocomio ascolano a causa della polmonite. «Ci si può ancora vaccinare – spiega Angelini –, si è in tempo. Sia recandosi da noi (poliambulatorio ex Gil ndr), sia recandosi dai pediatri o dai medici di famiglia. In questo momento siamo in una fase in cui i casi crescono lentamente e l’aumento futuro degli stessi dipende anche dalle temperature. Ci sono stati anni in cui il picco influenzale si è raggiunto nel mese di marzo. Inoltre, fino ad ora non c’è stato l’evento pericoloso del mismatch tra antigeni contenuti nel vaccino e virus di altro tipo. Al momento, a circolare sono stati solo i ceppi AH1N1, ovvero quello più incriminato per aver dato forme gravi, e il ceppo H3N2». «I sintomi dell’influenza stagionale – conclude Angelini – sono malessere generale, febbre alta che insorge improvvisamente, dolori muscolari e articolari, ma anche addominali, inappetenza e mal di testa. La febbre può durare da uno a quattro giorni e in alcuni casi arrivare anche a una settimana. E’ consigliabile, però, chiamare il medico di famiglia quando la febbre rimane costante, non scende per diversi giorni nonostante l’assunzione di antipiretici, come la tachipirina, e di antinfiammatori. L’organismo, per sconfiggere il virus, ha bisogno di riposo. Si può ricorrere ai farmaci da banco senza obbligo di ricetta, come l’aspirina, il paracetamolo, i decongestionanti nasali».