Daniele Armadio, 36 anni, infermiere ascolano. Festeggia la laurea coi medici
Daniele Armadio, 36 anni, infermiere ascolano. Festeggia la laurea coi medici

Ascoli, 6 novembre 2020 - Computer acceso, professori dall’altra parte dello schermo e discussione della tesi. Le lauree online, da marzo ad oggi, sono diventate la normalità. Ma Daniele Amadio, infermiere ascolano di 36 anni, è andato oltre: ieri è infatti diventato dottore in ‘Scienze della Nutrizione Umana’ dal reparto di Medicina dell’ospedale di Sant’Omero, in provincia di Teramo, dove è ricoverato da lunedì.

Daniele, facciamo un passo indietro, cosa è successo?
"Da un momento all’altro la mia vita è cambiata. Ero uscito in bici per fare di attività sportiva e mi sono ritrovato al pronto soccorso immobilizzato senza riuscire a muovere quasi nulla. In un posto che non conoscevo senza poter vedere nessuno".

Cosa ricorda dell’incidente?
"Ad Alba Adriatica mi è stata tagliata la strada da un ragazzo alla guida di un’auto. Mi sono ritrovato a terra con sangue, un dolore tremendo, ferite e fratture multiple. Sono stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Sant’Omero dove mi hanno operato a seguito della frattura del femore. Mi è crollato il mondo addosso ma da qui è iniziata la rinascita".

Dall’operazione alla laurea...
"Fino all’ultimo giorno sono stato in contatto con la professoressa Dolores Limongi dell’Università San Raffaele di Roma per vedere se discutere o meno la tesi perché il dolore era lancinante: essere costretto a letto mi rendeva difficile anche solo parlare al telefono".

E poi?
"Poi è intervenuto il personale sanitario del reparto di Medicina che mi ha dato la carica, aiutandomi in qualunque mansione personale e supportandomi. Mi hanno aiutato anche a organizzare la logistica per farmi trovare pronto alla discussione della tesi".

Tesi che ha discusso, prendendo una seconda laurea.
"Sono laureato in Infermieristica e lavoro da 10 anni come infermiere nella Clinica Villa San Marco di Ascoli. Sono sempre stato convinto che nella vita bisogna inseguire sogni e coltivare le nostre ambizioni. Diventare biologo nutrizionista era un mio obiettivo e sono contento di averlo raggiunto e di poterlo coltivare da oggi".

Che effetto le ha fatto laurearsi da un letto di ospedale?
"È stata una forte emozione poter dire di avercela fatta perché sembrava davvero tutto in salita. Ma la verità è che nulla è impossibile, quando il corpo non ti aiuta la mente deve fare il passo più importante. E se trovi le persone giuste al tuo fianco l’impossibile diventa possibile".

Da infermiere a paziente, come ci si sente?
"Stare dalla parte del paziente non è affatto facile. Spesso non ci rendiamo conto delle necessità e dell’umiltà che hanno le persone in difficoltà fino a che non ci troviamo noi nella stessa situazione. Per questo l’umanità del personale del reparto di Medicina mi ha commosso. Se ce l’ho fatta è anche grazie al loro supporto fisico e psicologico, e alla ’vicinanza’ delle persone con le quali avrei voluto festeggiare questo traguardo, come la mia famiglia, la mia compagna e i miei amici".

Deve essere difficile ora restare lontano dagli affetti. Per quanto tempo resterà in ospedale?
"Purtroppo la mia degenza durerà ancora settimane e, per ovvi motivi legati all’emergenza Covid, non potrò né festeggiare né abbracciare le persone care, ma avrò un motivo in più per tenere duro".

Non è che ne approfitta per prendere un’altra laurea...
"Ci stavo pensando (ride ndr), perché mi affascina cercare le cause delle malattie e mi intriga il lato ’psicologico’ che sfocia poi in patologie fisiche. Ma visto quello che è successo, se davvero dovessi continuare a studiare, eviterò di prendere la bici nei giorni prima della prossima laurea...".