Ascoli, 27 mazro 2018 - Ben trenta tifosi della Samb rischiano il Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive che può andare da uno a cinque anni e prevedere anche l’obbligo di firma presso l’ufficio di polizia in occasione di eventi sportivi. E beffa delle beffe, fra questi c’è anche Luca Fanesi. L’avvio del procedimento arriva dalla Digos di Vicenza ed è quindi legato a quanto era accaduto il 5 novembre fuori dallo stadio Menti quando al termine della gara fra Vicenza e Samb alcuni tifosi rossoblù scesero dai pullmini – mentre stavano ritornando a casa – e arrivarono a contatto con quelli del Vicenza in via Trissino, a poche centinaia di metri dallo stadio. Intervenne la polizia quando già tutto era finito e i tifosi stavano rientrano verso i pullmini. Dinanzi agli agenti iniziarono a correre e si sparpagliarono. Fu allora che Luca Fanesi venne rinvenuto a terra sanguinante, su un marciapiede ai margini del quale era ferma una camionetta della celere. Luca non ricorda cosa gli sia accaduto, la sua memoria è affidata ai referti del 118 e del pronto soccorso che parlano di «violenza altrui» e «colluttazione con organi di pubblica sicurezza».

Arrivato al pronto soccorso di Vicenza ancora vigile seppur in stato confusionale Luca dichiarò subito di essere stato manganellato dalla polizia come riportano anche da diversi testimoni. Poi il coma farmacologico, tre interventi chirurgici al cranio (aveva quattro fratture alla testa) e quattro mesi di calvario all’ospedale San Bortolo di Vicenza. Proprio adesso che Luca stava riprendendo in mano la sua vita, che stava migliorando anche fisicamente, era appena tornato a casa, ecco l’ulteriore tegola. Intorno alle 15 di ieri è stato raggiunto telefonicamente a casa dal commissariato di San Benedetto che gli ha chiesto di presentarsi al più presto nell’ufficio di via Crispi poiché la Digos di Vicenza gli aveva notificato l’avvio del procedimento per il divieto di avvicinamento alle manifestazioni sportive. Lo stesso è accaduto agli altri tifosi: in tutto trenta che ora avranno dieci giorni per richiedere l’accesso agli atti e presentare una memoria difensiva per scongiurare appunto il Daspo.

«Questa è un’assurdità – tuona il fratello di Luca, Massimiliano –, oltre al danno alla beffa. Cosa dovremmo scrivere sulla memoria difensiva se Luca non sa neppure cosa gli sia successo? La Digos ne è perfettamente a conoscenza, lo ha ascoltato con tanto di intervista video ripresa appena venti giorni fa prima che uscisse dall’ospedale di Vicenza. Siamo esterrefatti. Mio fratello l’ha presa molto male, anche perché non riesce a capire: non sa nemmeno cosa gli è accaduto ed auspicava fosse la giustizia a dargli delle risposte ed invece la Digos avvia questo procedimento. Pazzesco». Luca non è indagato, l’avvio del procedimento per il Daspo sarebbe scattato per il solo fatto che sia sceso dal pullmino quel 5 novembre che ha messo seriamente a rischio la sua vita.