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31 mag 2022

Marittimi fermi, ma il pesce arriva dall’estero

Alcuni operatori hanno ricevuto la merce senza passare dal porto di San Benedetto dopo il blocco all’ingresso dello scalo

31 mag 2022
I marittimi al porto di San Benedetto protestano per il caro gasolio
I marittimi al porto di San Benedetto protestano per il caro gasolio
I marittimi al porto di San Benedetto protestano per il caro gasolio
I marittimi al porto di San Benedetto protestano per il caro gasolio
I marittimi al porto di San Benedetto protestano per il caro gasolio
I marittimi al porto di San Benedetto protestano per il caro gasolio

"Sono appena rientrato dal giro dei porti ed è tutto chiuso – afferma Francesco Caldaroni, coordinatore nazionale degli armatori – A Porto Garibaldi ho parlato anche con i commercianti per evitare l’arrivo del pesce estero. Domani andrò a parlare con i pescatori di Gioia Tauro dove qualcuno va ancora a mare". A proposito del pesce che arriva dall’estero, Caldaroni conferma che qualcosa è arrivato, poiché i commercianti l’avevano ordinato e pagato, ma hanno assicurato che si trattava dell’ultimo carico, discorso riferito ai commercianti da Porto San Giorgio verso nord.

A San Benedetto alcuni operatori continuano a ricevere pesce dall’estero, ma senza far arrivare la merce nel mercato ittico di San Benedetto, dopo i fatti di martedì scorso, quando le delegazioni di pescatori bloccarono l’ingresso al mercato con i container dei rifiuti. "Mi è stato chiesto di aderire allo sciopero ed ho ritenuto di dare solidarietà ai nostri pescatori – ha affermato Lorenzo Marinangeli – Ritengo, però, che senza l’appoggio degli autotrasportatori questo sciopero difficilmente porterà a qualcosa di positivo. Mi hanno chiesto collaborazione ed ho sentito di doverla dare anche perché noi abbiamo sempre lavorato con il pesce fresco della marineria locale. La mattina andiamo all’asta del pesce bianco e il pomeriggio all’asta del pesce azzurro. Facendo due conti, da marzo ad oggi stiamo rimettendo molti soldi. Nelle ultime due settimane almeno 10 mila euro, poiché le spese fisse ci sono ugualmente e gli incassi sono bloccati. La cosa che maggiormente mi preoccupa – aggiunge Marinangeli – è che non vedo un futuro in risalita per tornare ad un commercio di pesce come gli anni precedenti". Su cosa stanno facendo i suoi colleghi di altre aziende, Marinangeli non si sbilancia, si limita a dire che il pesce di importazione e di allevamento continua a viaggiare e molti grossisti continuano a vivacchiare. Spigole, orate, filetti di persico entrano nei mercati e si trovano in commercio. I Ristoranti continuano a lavorare, magari con qualche ritocco ai menu per sostituire i piatti in cui servono pesci freschi locali. Il prodotto che arriva dalla Crozia, dalla Francia e da altre nazioni del nord Europa, parte fresco, parte abbattuto e parte surgelato, riesce a far lavorare i ristoranti, rendendo, però, meno incisivo il sacrificio degli armatori in sciopero che, almeno per adesso, appaiono molto determinati ad andare avanti nella protesta.

Marcello Iezzi

© Riproduzione riservata

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